Iniziative per la «standardizzazione» della terminologia giuridica

Il multilinguismo rappresenta uno dei principi democratici su cui si basa l’Unione Europea. è ciò che dà ad ogni cittadino il diritto a essere informato e ascoltato nella sua propria lingua.

Il Consiglio Europeo, il Parlamento Europeo, il Comitato Economico e Sociale, la Corte di Giustizia Europea e la Corte dei Conti hanno tutti un Servizio di Traduzione. In ogni caso, il principale Servizio Traduzioni e anche il più importante è quello della Commissione Europea. Il suo compito è di assicurare la traduzione simultanea in più lingue di importanti documenti, che spesso ricoprono particolari campi. La Comunità ha attualmente undici lingue ufficiali, e molti dei documenti prodotti dalla Commissione devono essere resi pubblici contemporaneamente in queste undici lingue, devono apparire identici e — soprattutto — devono avere lo stesso significato.

Per consentire il raggiungimento di questo traguardo, nel 1982, il Servizio Traduzioni della Commissione Europea ha elaborato per la prima volta The English Style Guide, che da allora è stata oggetto di numerose edizioni e revisioni — l’ultima delle quali nell’anno 2000. La Guida era indirizzata principalmente ai traduttori di lingua inglese assunti dalla Commissione e ai traduttori esterni che lavoravano per il Servizio Traduzione della Commissione. Comunque, resta uno strumento di estremo valore per tutti i traduttori e per i traduttori giuridici che in particolare lavorano con l’inglese come lingua target. Essa offre consigli su scrittura, punteggiatura, numerazione, abbreviazione e simboli, verbi, nomi scientifici, nomi di paesi, linguaggi e monete.

Con riferimento all’Unione Europea e in particolar modo al traduttore giuridico, una sezione della Guida è dedicata ad «armonizzare» la legislazione primaria e secondaria, le loro intitolazioni e la loro numerazione, la loro forma, i nomi dei soggetti e i riferimenti.

Il servizio Traduzioni della Commissione Europea ha un altro sito web molto utile per i traduttori. Si chiama Fight the Fog e può essere trovato su: http://europa.eu.int/comm/translation/en/ftfog/index.htm.

Si consiglia infine al traduttore di consultare Eurodicautom. Questa è la banca dati terminologica della Commissione e, sebbene non sia strettamente giuridica, può essere utilizzata per trovare la traduzione di termini legali in altre lingue.

Eurodicautom, che è continuamente aggiornata, può essere trovata su: http://eurodic.echo.lu/.

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La traduzione giuridica – seconda parte: La terminologia specializzata di specifiche branche del diritto: Il diritto internazionale

Molte branche del diritto hanno fatto un passo avanti nello sviluppare un linguaggio ancora più specializzato perché rappresentano un settore di un linguaggio giuridico già di per sé specialistico. Un esempio eccellente, ma niente affatto unico, è il diritto internazionale.

Il moderno diritto internazionale trae origine da quello che era conosciuto come «diritto delle nazioni» nel sedicesimo e diciassettesimo secolo. Inizialmente il linguaggio del diritto internazionale era il linguaggio della diplomazia — il francese. Fu, in effetti, solamente con il Trattato di Versailles nel 1919 che i testi francesi e inglesi del trattato furono considerati entrambi «autentici».

Le Nazioni Unite e altri Trattati e Convenzioni internazionali, utilizzano perciò un linguaggio loro proprio.

Per esempio: «signatory» invece di «party»;

«ratification» «accession», «acceptance», «approval»

stanno tutti ad indicare la conferma di un Trattato o di un altro accordo internazionale.

La Convenzione di Vienna sul Diritto dei Trattati, entrata in vigore nel 1980, è la fonte primaria per il diritto dei trattati. Questo testo è uno strumento base per ogni traduttore che debba tradurre testi giuridici sull’interpretazione dei trattati.

Infatti, la Convenzione stabilisce il principio dell’eguale autenticità dei trattati redatti in lingue diverse e costituisce un tentativo di risolvere i gravi problemi cui spesso dà luogo l’interpretazione dei questi trattati.

Il testo della Convenzione può essere reperito su:

http://www.tufts.edu/fletcher/multi/texts/BH538.txt

Altre utili fonti, relative alla terminologia del diritto internazionale, possono consultate nella raccolta on-line dei Trattati ONU «Glossary of Key Terms»: http://untreaty.un.org/English/guide.asp#glossary

e nel «Treaty Reference Guide»:

http://untreaty.un.org/English/guide.asp

Quest’ultima riveste un’importanza particolare poiché contiene un elenco dei nomi dei trattati. In effetti, sfortunatamente, spesso i nomi dei trattati sono tradotti in maniera letterale o comunque imprecisa. Ciò è sbagliato poiché i trattati e gli altri accordi internazionali solitamente hanno dei titoli precisi che devono essere tradotti nell’esatto corrispettivo utilizzato nella lingua target per cui è necessaria un’attenta ricerca.

Per esempio:

il titolo corretto è Convenzione ONU sui diritti del fanciullo (1989) -e non Convenzione ONU sui diritti dei bambini o riguardante i diritti dei bambini — UN Convention on the Rights of the Child (1989) e non UN Convention on Children’s Rights or relating to Children.

Capita spesso di vedere i nomi delle organizzazioni internazionali tradotti in modo inesatto. Affinché ciò non accada, si raccomanda ai traduttori di controllare accuratamente i nomi delle organizzazioni della cui traduzione non sono certi. La migliore fonte per i nomi completi e corretti di tali organizzazioni in inglese è The Yearbook of International Organisations.

La traduzione giuridica – prima parte

Sulla prima pagine del Corriere della Sera del 6 ottobre 2000 Giannelli pubblicava una brillante vignetta. Rappresentava tre giudici, uno dei quali stava leggendo un documento. Uno dice: «Conferma la sentenza che aveva escluso la possibilità di revisione del processo conclusosi con verdetto che, in accoglimento della richiesta dell’accusa, aveva ribaltato la decisione dei giudici che, ritenendo fondate le ragioni della difesa, avevano annullato la sentenza di rinvio con la quale, dopo il giudicato della Cassazione, erano stati condannati gli imputati, già ritenuti colpevoli, ma successivamente assolti».Uno degli altri giudici risponde:

«Finalmente è tutto chiaro!»

Così divertente, illustra molto bene le difficoltà quasi insormontabili che il profano incontra nella comprensione di un linguaggio che è tutt’altro che chiaro. Essa illustra inoltre i problemi incontrati dal traduttore giuridico nel trasformare un testo come questo dal linguaggio d’origine in un linguaggio target tale che il lettore possa comprenderne esattamente il significato.

In effetti, Francesco de Franchis nel secondo volume del suo Dizionario Giuridico afferma che la traduzione giuridica è:

«compito assai ingrato per chi vi si dedichi: si tratta di un lavoro misconosciuto e troppo spesso mal pagato».

Sfortunatamente, questa osservazione in un certo senso deprimente, sembra che sia esatta.

Spetta perciò a coloro che lavorano nel campo delle traduzioni giuridiche confutare alcuni di questi equivoci e ampliare la comprensione della natura particolare del loro lavoro non solo del pubblico e quindi dei potenziali clienti ma anche degli altri traduttori. L’obbiettivo è quello di dare un contributo alla crescita di questo tipo di consapevolezza.

Nell’articolo verrà posto l’accento sulla traduzione giuridica dalla lingua originaria (l’italiano) in un lingua target (l’inglese). Verrà esaminata la relazione tra i sistemi di common law anglo-sassone e di civil law italiano

Nell’ultima parte dedicata alle fonti utili e a Internet, verranno fatti alcuni riferimenti alle altre lingue (e ordinamenti giuridici) diversi dall’inglese e dall’italiano. Il contributo metterà inoltre in luce gli aspetti pratici della traduzione giuridica più che trattare della teoria generale delle traduzioni.

Mentre alcuni sostengono che i traduttori giuridici debbano essere avvocati, questa opinione non trova qui sostenitori semplicemente perché essere avvocati non significa necessariamente essere dei bravi traduttori. Ciò che si richiede a un bravo traduttore giuridico, come agli altri traduttori, è di possedere una generale capacità di comprendere l’oggetto in questione e, soprattutto, di saper dove reperire le informazioni che gli servono e conoscere esattamente di cosa ha bisogno il cliente.

Il traduttore giuridico deve capire la funzione e lo scopo della traduzione che gli è stata commissionata, all’interno del campo specifico in cui egli lavora.

In effetti è indispensabile che egli sappia che il traduttore giuridico è spesso una traduttore tecnico interdisciplinare che non può permettersi di limitare la sua attività ad uno specifico ambito tecnico. Per esempio, il traduttore giuridico può essere incaricato di tradurre qualsiasi cosa, da un contratto di concessione con le complesse caratteristiche chimiche di un nuovo farmaco, a un contratto di distribuzione di manichini per negozi e loro accessori; da un ricorso per divorzio a un contratto di vendita di uno yacht da competizione, e così via.

Romania: pubblicate le linee guida dei fondi strutturali – misura 1.1 – investimenti per PMI

Il 4 Febbraio il Ministero per le Piccole e Medie Imprese ha pubblicato le linee guida della misura 1.1 del Piano Operativo per la Competitività che prevede finanziamenti a fondo perduto per le imprese che effettuano investimenti in Romania.

Il documento in questione rappresenta un passo essenziale nel processo di erogazione dei fondi in quanto consente di capire come impostare le richieste di finanziamento e quali beni possono essere effettivamente agevolati.

Anche se la versione pubblicata non è ancora definitiva la stessa offre spunti interessanti per le imprese italiane che vogliono investire in Romania. In particolare:

  • le autorità consentono di consolidare, nella presentazione del business plan, i dati di bilancio delle società controllanti. Questo dato permette di aumentare le probabilità di approvazione della richiesta in quanto molti degli indici di valutazione fanno riferimento a criteri economico patrimoniale.
  • è stato mantenuto il meccanismo dell’assegnazione “a sportello”. Questo vuol dire che per ottenere il finanziamento è necessario soddisfare tre condizioni:
  • il raggiungimento di una sogli minima di 50 punti su 100
  • l’ottenimento di almeno un punto su ogni criterio di valutazione
  • la disponibilità di fondi.
  • le modalità di assegnazione dei punti, necessari ad ottenere il finanziamento, sono vincolati a criteri oggettivi per i 2/3 dei casi, ovvero per 66 punti su 100.

Andando oltre il dato tecnico, dalla lettura della documentazione pubblicata emerge la volontà di premiare le imprese che garantiscono, direttamente o per mezzo di altre imprese presenti all’estero, un effettiva operatività economico gestionale. Eliminando, nei fatti, qualsiasi possibilità di finanziare imprese in start up. La normative, di contro, presenta ancora alcuni elementi contraddittori, non è chiaro se la richiesta della presentazione di un bilancio in utile da parte delle impresa richiedente sia condizione di ammissibilità anche nel caso di imprese controllate da società estere. Se questo dato fosse confermato costringerebbe molti imprenditori italiani ad acquisire società già costituite al solo fine di renderle elegibili per i fondi strutturali. Le autorità rumene interpellate sul problema ci hanno dato risposte contrastanti. La speranza è che, questo elemento non lineare possa essere eliminato nella versione definitiva delle guide operative.

Regole per la buona traduzione

Introduzione

Lo scopo di questo documento è quello di delineare un insieme di linee guida alle quali cercare di attenersi quando si traduce un documento tecnico, un HOWTO, delle pagine di manuale o i messaggi di un programma, in seguito all’impegno di molti volontari in anni di traduzioni e revisioni sulle liste dei traduttori.

Ovviamente i destinatari principali di questo documento sono i novelli traduttori che si cimentano per le prime volte con le traduzioni di documenti tecnici, ma può anche servire per stabilire una base comune di regole su cui i traduttori più esperti possano fare affidamento.

È da tenere ben presente che queste regole non sono una verità rivelata, ma sono il frutto di discussioni avvenute negli anni e, pertanto, non pretendono di essere considerate assolute. Piuttosto, la validità di una traduzione non deve essere una condizione binaria, bensì un continuo di sfumature che attraversano l’intero spettro di verità.

La forma

  • Termini stranieri

    I termini stranieri vanno sempre lasciati nella loro forma pura, priva di flessione. Non debbono venire coniugati neppure al plurale, restando sempre nella loro forma singolare: questo è per evitare problemi con vocaboli dotati di plurale irregolare (“mouse” – “mice”) o con lingue poco conosciute (“kamikaze”, “pasdaran”, ecc.).

    Lo stesso trattamento va riservato per le forme terminanti in -ing, in cui va lasciato solo l’infinito del verbo.

    es. “Eseguire il link” invece che “Eseguire il linking”.

    Per quanto riguarda il genere, il termine assume quello che avrebbe se tradotto in italiano oppure quello che suona meglio dandogli un significato italiano. In caso di dubbio è consigliabile rifarsi all’uso comune (sempre che ne esista uno).

    es. “Ho comprato due mouse”, “Mandami i tuoi file”.

Rivolgersi all’utente

Mentre i testi inglesi usano solitamente rivolgersi direttamente al lettore, in italiano è una cosa da evitare in ogni modo, essendo preferibile usare forme impersonali per esprimere gli stessi concetti. Detto ciò, è anche necessario limitare l’uso del “si” impersonale, il quale tende a rendere le frasi pesanti e poco scorrevoli, privilegiando l’uso dell’infinito.

Esclamative e interrogative

Domande retoriche, frasi esclamative o interrogative e forme colloquiali sono da evitare, cercando di usare al loro posto una forma affermativa impersonale, che conferisce al programma un tono più professionale o, perlomeno, distaccato.

  • Traduzione letterale

    Compito del traduttore è di cercare di rimanere il più possibile fedele all’originale: questo non significa necessariamente tradurre letteralmente, bensì cercare di rendere perfettamente quanto esposto del documento originale. Più la traduzione è vicina all’originale, tanto questa è migliore, ma tale vicinanza non deve verificarsi a scapito della forma o della correttezza: a causa del diverso modo di costruire le frasi nelle varie lingue, spesso è da considerare migliore una traduzione che si distacca dall’originale ma è più scorrevole o più elegante.

  • Tradurre, non spiegare

    Questa è una massima valida per tutte le traduzioni tecniche. Una traduzione deve cercare di rendere esattamente ciò che è espresso dall’originale, senza sforzarsi di renderlo più chiaro o meno ambiguo, a meno di errori nell’originale che vanno corretti e segnalati agli autori.

    Ciò non vuol dire che le traduzioni debbano essere necessariamente letterali (anche se questo può essere comunque considerato un pregio): semplicemente non è compito del traduttore fare precisazioni su un testo ambiguo.

    Talvolta ciò può accadere in modo inevitabile per diversità della lingua: ad esempio il termine “free software” in italiano diviene “software libero”. Con una tale traduzione, tuttavia, diviene pressoché impossibile tradurre anche la precisazione che spesso viene fatta tra gli anglofoni: “free as in speech, not as free beer”.

    È per evitare casi come questi che il lavoro del traduttore non comprende la chiarificazione di un testo poco chiaro nella sua forma originale: in tali casi il comportamento migliore sarebbe quello di contattare l’autore originale e far presente che il testo contiene delle parti dubbie, sollecitandolo a chiarirle.

  • Traduzione di termini tecnici

    • Tradurre, non spiegare

      Anche per i singoli termini vale questa regola: bisogna guardarsi dal precisare più di quanto il termine stesso dica, onde evitare spiacevoli malintesi. Anche per questo una traduzione deve essere succinta, onde evitare di implicare più di quanto non sia necessario.

    • Non sorprendere gli utenti esperti

      Quando si trova davanti alla traduzione di un termine, un utente esperto deve trovarla naturale e deve poter risalire subito al termine originale.

      I tecnici generalmente conoscono il termine originale, pertanto la traduzione non deve essere fuorviante o più difficile da leggere di quest’ultimo, altrimenti è meglio lasciare il termine invariato.

      È da evitare soprattutto l’introduzione di termini arbitrari, in quanto questi rischiano di essere diversi da un testo all’altro, confondendo il lettore.

    • Corrispondenza 1:1

      Una traduzione tecnica deve essere l’unica traduzione possibile di un termine, in quanto il suo significato è talmente preciso e ben delimitato che chi la legge si aspetta di trovarla sempre uguale, come sempre uguale è il concetto che essa esprime.

      Oltre ad essere l’unica traduzione possibile di un termine, la buona traduzione traduce solo quel termine e non può essere confusa con null’altro, in modo che il termine originale e quello tradotto siano perfettamente equivalenti.

    • Autosufficienza

      Una buona traduzione non deve richiedere spiegazioni poste tra parentesi o di giri di parole per poter essere utilizzata; deve, anzi, fare in modo che non sia affatto necessario rigirare la frase originale.

    • Riconoscibilità

      Una buona traduzione deve essere riconoscibile da un tecnico in quanto la parola tradotta (in ordine di importanza):

      1. è comunemente usata dai tecnici del settore;
      2. traduce l’originale in maniera semanticamente fedele;
      3. traduce l’originale in maniera letteralmente fedele;
      4. assomiglia all’originale.

     

    • Eleganza

      Per essere una buona traduzione, la traduzione deve essere elegante in italiano: molte traduzioni per altri motivi molto valide sono pressoché inutilizzabili a causa della loro bruttezza e goffaggine.

    • Coerenza

      Effettuando una traduzione bisogna sforzarsi di restare omogenei con le traduzioni già fatte, in quanto traduzioni non coerenti tra loro diventano facilmente fonte di confusione per l’utente.

    Camera di Commercio Italiana per la Romania

    Bandi

    La rubrica “Bandi” è una pubblicazione mensile, in formato elettronico, in lingua italiana nella la quale vengono messi in visione I bandi piu’ importanti che si organizzano nel rispettivo mese. Offre al lettore la possibilità di aggiornarsi sui bandi che si svolgono in Romania in tempo utile per poter adempiere alle condizioni richieste per la partecipazione ad ogni bando in parte.

    2010

    Bandi di gara 20.03-02.04.2010

    Altri bandi sul sito della  Camera di Commercio Italiana per la Romania – BANDI

    Cambio valuta
    1 EUR = 4,1397 RON
    1 USD = 3,0598 RON
    1g AUR = 11,31229 RON

    Traduzione tecnica, fedele ma non passiva

    di Roberto Crivello

     L’intervista a Roberto Crivello Tradurre documenti tecnici dall’inglese è sempre tra le pagine più cliccate di questo sito. E non mi stupisce: per chi scrive per lavoro, l’inglese è ormai una seconda lingua, quella in cui si legge quasi tutto – dai siti internet ai quotidiani – e, sempre più spesso, quella da cui si traduce o da cui si adattano testi che ci servono nel nostro lavoro di ogni giorno. E sempre più spesso capita che in inglese si debba scrivere direttamente, per esempio sul sito internet della nostra azienda. 
    Per chi, come me, lavora in un’azienda di informatica o di tecnologie, l’inglese diventa la vera lingua “di servizio” (quelle “del cuore” sono altre). 
    Ma non è facile muoversi con dimestichezza tra tante parole straniere, che spesso usiamo pigramente, scimmiottando gli altri, senza chiederci se possiamo usarle o se non sarebbe meglio sforzarci di tradurle in italiano. I risultati della nostra ignoranza e pigrizia spesso sono testi goffi, o esilaranti, o semplicemente ridicoli. E in ambito tecnico possono essere testi pieni di errori. 
    Roberto Crivello torna sulle traduzioni tecniche in un lungo e interessante articolo sulla newsletter
    Tradurre.
    Col suo permesso, ne riproduco alcuni estratti che possono essere utili ai lettori di questo sito. (luisa carrada)


    Una delle insidie da cui deve guardarsi il traduttore tecnico è il lento assorbimento del lessico e dei sintagmi della lingua di partenza. Si verifica spesso che calchi o prestiti semantici e sintattici si cristallizzino in moduli “pronti all’uso”, causando un impoverimento nelle scelte terminologiche o stilistiche e tendendo a standardizzare, e in ultima analisi a erodere, la qualità della traduzione. Questo problema, indipendente dal paese in cui vive il traduttore, è contrastabile solo con un uso sorvegliato della lingua. Vediamo alcuni esempi.

    1. Nella traduzione di rimandi, spesso il modulo inglese refer to viene tradotto con fare riferimento a (p. es., refer to Chapter 7 tradotto con fare riferimento al capitolo 7 anziché vedi capitolo 7 o, secondo i casi, vedere o si veda il capitolo 7).
    Si tende così a usare fare riferimento a, anche quando il contesto richiederebbe di scrivere consultare il manuale, vedere il disegno allegato, vedi figura, leggere la sezione, e così via. 
    Una mancanza analoga di flessibilità si verifica quando si traduce refer to con il verbo consultare, scrivendo magari consultare la sezione quando quest’ultima consiste in appena dieci righe di testo, con un involontario effetto ironico che non sfugge al lettore attento.

    2. Traducendo documenti tecnici si incontrano spesso rimandi a liste. 
    In inglese si parla di numbered list (lista numerata) e unnumbered list (lista non numerata). Quest’ultimo termine, che spesso è una bulleted list, ossia un elenco in cui si adoperano pallini, in italiano viene reso anche con lista puntata.
    L’estensione del significato di puntare da “segnare con uno o più punti” a “segnare con uno o più simboli” – in quanto i contrassegni delle voci della lista possono essere pallini, trattini, quadratini, ecc. – è apprezzabile per la sinteticità ottenuta. 
    Il problema nasce nel momento in cui il termine lista puntata si cristallizza in un modulo che si ritiene di dover adoperare sempre, come se fosse l’unica traduzione accettabile di bulleted list. Mentre è corretto scrivere lista puntata in un manuale sulla creazione di pagine web in cui si spiegano vari modi con cui mettere in risalto le voci di un elenco, il termine è ridondante nella guida all’uso di un prodotto nella quale lista è un semplice rimando. Per esempio, traducendo la frase For instructions, refer to the bulleted list on page 8, si guadagnerà in snellezza scrivendo Seguire le istruzioni della lista a pagina 8 (se in quella pagina c’è una sola lista e quindi non sono possibili equivoci) o anche soltanto, se il contesto lo permette, Seguire la procedura a pagina 8.
    Riepilogando, in genere è corretto seguire letteralmente l’inglese quando il termine e il suo contesto hanno uno scopo didattico o esemplificativo, mentre si può guadagnare in rapidità usando un termine più breve o alternativo quando esso serve solo da riferimento.

    3. L’automatismo nell’impiego di certi vocaboli inglesi o dei calchi o prestiti corrispondenti risulta spesso da acquiescenza nei confronti del testo originale, derivante soprattutto da un’analisi mancata o incompleta.
    Nei testi di marketing si legge spesso seamless integration (di prodotti o servizi); questa espressione fa parte di una serie di cliché, come state-of-the-art, on the leading edge, user friendly: termini che hanno perso qualunque significato a causa dell’utilizzazione diffusissima e acritica fattane dai pubblicitari.
    Fra le traduzioni di seamless integration che ho incontrato, riporto integrazione senza soluzione di continuità e perfetta integrazione (non sorprendentemente, si trova scritto anche integrazione seamless).
    Basta un attimo di riflessione per rendersi conto che l’espressione inglese – e quindi le corrispondenti italiane che si modellano su di essa – soffre di un problema di ridondanza: sia l’inglese integration che l’italiano integrazione implicano già i concetti di “fusione armoniosa tra più parti di un sistema” o “completamento mediante l’aggiunta di opportuni elementi complementari”.
    Invece potrebbe essere utile o necessario specificare che attuare un’integrazione può essere, per esempio, più o meno rapido, più o meno agevole. Ma spesso si ritiene che poiché seamless compare nell’espressione inglese, l’aggettivo debba essere tradotto a tutti i costi con perfetto, uniforme, ininterrotto o altre parole reperibili nei dizionari bilingue, ossia termini teoricamente corretti ma avulsi dal contesto; ne consegue, sia pure inconsapevolmente, un luogo comune. 

    La cristallizzazione del modulo inglese e la sua riproduzione passiva nella traduzione conducono quindi a un’analoga cristallizzazione di moduli corrispondenti italiani, che potrebbe essere evitata con espressioni alternative che hanno il pregio dell’originalità o almeno della mancanza di banalità.

    Evitate la commedia degli errori! Il traduttore non deve essere traditore

    Accade spesso che chi compra una traduzione non sappia esattamente cosa sta acquistando, specialmente se la traduzione è in una lingua che non conosce. Le traduzioni non sono tutte uguali. Una traduzione fatta male può far ridere, può confondere le idee, può addirittura ferire. Le traduzioni malfatte possono assumere varie forme, e le ingiurie che infliggono alla lingua possono essere più o meno gravi.

    Da una parte abbiamo i pezzi spesso divertentissimi offerti dal servizio di traduzione automatica Babel Fish di Altavista, come il menu di una trattoria in cui lo spezzatino di maiale al vino è diventato, nella traduzione in inglese, l’equivalente di “bel pezzo di porco ubriaco”, mentre le penne alla puttanesca sono diventate “biro in contadina”.

    Dall’altra abbiamo quelle traduzioni realizzate con tanta buona volontà e tanto sfogliare di dizionario da chi magari ha studiato la lingua alle medie, come quell’hotel che, nella sua brochure, si vanta di essere un “albergo di seconda classe sommerso nella verdura”.

    Da ultimo abbiamo le traduzioni che contengono magari le parole corrette, ma che sono del tutto macchinose o non idiomatiche, come l’esempio del manuale del videoregistratore che ci raccomanda di “Premere il verde pulsante Riproduci per riprodurre la cassetta di nastro magnetico per videoregistratore inserita nel videoregistratore”.

    Queste pseudotraduzioni trasmettono al potenziale cliente lo stesso messaggio: “Stai alla larga!”

    Cosa si può fare per evitare di fare dell’umorismo involontario o, peggio, per evitare di dare una cattiva impressione?

    Per prima cosa è importante assicurarsi che il traduttore o la traduttrice sia accreditato da un’associazione (per esempio l’ATA in America o l’AITI in Italia).

    Uno degli scopi di questo tipo di associazioni è quello di garantire uno standard di qualità e di precisione molto elevato, mediante esami professionali molto rigorosi e specifici per ciascuna combinazione di lingua. Prima di ottenere la certificazione infatti, ciascun candidato viene esaminato e valutato da esperti traduttori professionisti già accreditati. In media, solamente il 20% dei candidati riesce a superare l’esame con successo.

    Esaminare esempi di altre traduzioni.

    Cercate una persona madrelingua della lingua di destinazione (ovvero, della lingua verso la quale il documento deve essere tradotto) che possa leggere alcuni esempi del lavoro del traduttore. Sarebbe ideale se questa persona conoscesse anche la lingua di origine (ovvero la lingua originale del documento che deve essere tradotto). Un minimo di ricerca può fornire molte informazioni sull’abilità e sulla competenza del traduttore. Solo il saper scrivere bene è, di per sé, difficile. Saper scrivere bene e saper anche trasmettere il messaggio desiderato in un’altra lingua è ancora più difficile. Senza dubbio uno dei miti più comuni che deve essere sfatato è che tutti i madrelingua siano per definizione in grado di tradurre bene.

    Il traduttore deve conoscere l’argomento.

    I testi non sono tutti uguali. Nessuno è in grado di tradurre bene tutti i tipi di testo e tutti gli argomenti. Leggete il curriculum del traduttore: se il traduttore non ha alcuna esperienza in campo legale, non affidategli la traduzione di un documento legale importante e complesso. Se volete invece un testo di marketing brillante e inventivo, un avvocato traduttore può non essere la scelta ideale.

    Un errore molto comune è quello di pensare che la traduzione sia un processo del tutto meccanico: la semplice trasposizione di una serie di parole da una lingua a un’altra. Per poter selezionare il traduttore più adatto, che possa trasmettere al meglio il vostro testo senza farvi fare delle brutte figure, è necessario rendersi conto che esistono differenze – spesso profonde e complesse – fra le varie lingue e le varie culture, e che il saper scrivere bene richiede un talento particolare. Lo sapevate che la traduzione parola per parola in inglese dell’espressione “brutta figura” (“ugly figure”) non significa assolutamente “brutta figura”!? Può invece indicare una persona obesa o deforme. Immaginate la brutta figura!

    Da Miriam Hurley. Copyright © 2003.
    Traduttrice professionista (italiano > inglese)
    Tradotto da Lorenzo Martinelli
    Pubblicato da lexicool.com, novembre 2003.