GENOVA – UNA SERATA DEDICATA ALLA POESIA ROMENA

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Liliana Porro Andriuoli

Girovagando in Internet, mi sono trovata davanti a una pagina, anzi bellissima pagina di poesia rumena e anche se è passato del tempo dall’evento, non mi sono potuta trattenere dal chiedere il permesso al titolare del blog per ripubblicare l’articolo non tanto per l’evento in sé quanto per la bellezza delle poesie scelte che tanto ricorderanno  i tempi della scuola della maggior parte dei rumeni.  Auguro a tutti voi una buona lettura e ringrazio la signora

Rosa Elisa Giangoia per la gentile concessione.

Parte prima: I poeti

Giovedì 18 giugno 2009 alle ore 18, al Porto Antico di Genova, si è svolta un’interessante e originale manifestazione poetica (non solo una semplice recita di poesie, dal momento che sono stati cantati anche alcuni testi, insieme ad alcune canzoni), organizzata dalla locale Biblioteca Berio, che ha visto coinvolta, durante l’undicesima edizione del SUQ, Festival delle Culture, l’Italia accanto alla Romania. Sono state infatti in questa occasione affiancate ad alcune poesie dei maggiori rappresentanti della poesia romena quelle di quattro poeti liguri (tutti legati al “Gatto certosino”), i quali hanno avuto la ventura di “emigrare”, qualche anno fa, con le loro poesie in terra di Romania.
Ma, per non togliere al lettore il piacere della sorpresa, è meglio non fare alcuna anticipazione e vedere invece per grandi linee come si è svolta la manifestazione, anche perché, a dire il vero, gl’ indiscussi protagonisti della serata sono stati i poeti più rappresentativi della letteratura romena.
Per prima ha preso la parola la dr.ssa Alberta Delle Piane della Biblioteca Berio, illustrando l’iniziativa e presentando il conduttore dell’incontro, Bruno Rombi, noto poeta genovese, saggista, critico letterario, conosciuto sia in Italia che in Romania e, last but not the least, anche pittore.
Molti sono i libri di Bruno Rombi, sia in poesia che in prosa, che sono stati tradotti in lingua rumena; per citare solamente qualche titolo ricordiamo, fra le sue raccolte poetiche tradotte:
Oltre la memoria/Dincolo de memoria, Craiova, 1991; L’arcano universo/Universul de Taina, ivi, 1996; Otto tempi per un presagio/Opt timpi o presimtire, Piatra Neamt, 1999 e il recente Come il sale/Precum sarea, ivi, 2007.
Nella sua prolusione Bruno Rombi, ha dapprima fatto un cenno ad alcune esperienze personali, collegate ai suoi frequenti viaggi in Romania, segnati dal fascino che hanno esercitato su di lui alcuni paesi visitati, dal ricordo della squisita gentilezza e ospitalità incontrata presso i loro abitanti, dalle immense distese di campi coltivati a granturco e a colza, dall’ascolto delle suggestive musiche tzigane e dai mistici monasteri ortodossi, spesso situati in oasi di vera pace. Rombi è passato poi a ricordare come l’amicizia con Stefan Damian, professore di Letteratura Italiana all’Università di Cluj, lo abbia enormemente stimolato ed aiutato nell’apprendimento diretto della lingua locale (piuttosto difficile per noi italiani, seppure appartenente allo stesso ceppo neo-latino): la conoscenza della lingua romena si è rivelata per lui una conquista utilissima, in quanto gli ha permesso di gustare nell’originale alcune delle più belle pagine della letteratura e, in particolare, della poesia di quel paese, ancora legato alla romanità, nel simbolo della memoria dell’imperatore Traiano.
Lucian_BlagaNel ricordare il Festival Internazionale di Poesia in onore di Lucian Blaga (1893–1961) il conduttore ha detto fra l’altro come in più occasioni, sia in Romania che in Italia, si sia personalmente occupato di Blaga, il più grande poeta romeno del ‘900, e come gli sia capitato di raffrontare la sua opera poetica con quella dei suoi due contemporanei italiani, Montale e Quasimodo.
A questo punto Miruna Stefanescu ha tracciato un breve profilo critico di Lucian Blaga. Filosofo e letterato, “è stato il poeta che, per la sua vasta cultura anche mitologica, più si è accostato ai poeti italiani, dimostrando la stessa dialettica tra la natura e la cultura che troviamo nei grandi poeti italiani, da Carducci a Ungaretti, fino a Montale e a Quasimodo”. Dopo un primo contatto con la terra, con il villaggio e con il folclore locale, è seguita per Blaga l’iniziazione culturale, che gli ha permesso un ritorno alla natura più consapevole e maggiormente arricchito, sì da porsi di fronte ad essa in modo più problematico e con “domande molto più complesse, come quella sulla relazione tra l’essenza dell’uomo e l’essenza delle cose”. La risposta è stata quella meravigliosa sensazione, unica ed irrepetibile, una vera rivelazione mitica, che solo un’autentica opera d’arte può provocare in un uomo. “Il merito del linguaggio poetico di Blaga, ha proseguito Miruna, consiste nel sapersi liberare della sovrabbondanza lessicale dei suoi contemporanei, rimanendo sempre teso tra l’espressionismo di Rilke e l’espressionismo del folclore romeno”. Di Lucian Blaga la brava Raluca Mihailla ha letto, sia in lingua originale che nella traduzione italiana (opera di Stefan Damian e Bruno Rombi), la poesia EU NU STRIVESC COROLA DE MINUNI A LUMII/ IO NON DISTRUGGO LA COROLLA DEI MIRACOLI (PRODIGI) DEL MONDO.
(I testi nelle due versioni, italiana e romena, sia della poesia di LUCIAN BLAGA come di quelle di tutti gli altri poeti saranno riportati nella seconda parte dell’articolo.)
Nel proseguire il suo discorso Bruno Rombi ha poi tracciato un rapido quadro della poesia romena, ricordando tra gli altri i poeti: Nicolae Iorga (1871–1940), fondatore della rivista Samanatorul/Il seminatore e poliglotta dalla vastissima erudizione; Emil Garleanu (1878-1914), autore di fini bozzetti ispirati al mondo contadino e a quello degli animali; Mihail Sadoveanu (1880-1961), autore di un affresco della patriarcale e idillica Moldavia dall’epoca di Ion Neculce (fine del 1600) ai giorni nostri; Octavian Goga (1881-1938), il quale fece parte del movimento nazionale romeno della Transilvania che nei primi anni del Novecento si batté per staccare la regione dall’Impero Asburgico ed unificarlo alla Romania; e ancora: il simbolista Ion Minulescu (1881-1944);Nichifor Crainic (1889-1972), il quale promosse la rivalutazione della cultura nazionale ortodossa del mondo bizantino orientale e Ion Pillat (1891-1945) traduttore di Jammes.
Sono stati poi nominati Tudor Arghezi (pseudonimo di Ion Teodorescu, 1880-1970), autodidatta, poeta dai versi pervasi da un’impronta inconfondibilmente realistica, ispirati spesso ad un appassionato e contraddittorio rapporto con il divino; Adrian Maniu (1891-1968) lirico assorto e sereno, con un’ispirazione prevalentemente naturalistica e infine ancora Lucian Blaga, di cui è stato già detto sopra.
eminescu_1Non si poteva a questo punto non dedicare un momento di attenzione al grande MIHAIL EMINESCU (1850–1889) che, in virtù della “ricchezza delle idee e dei sentimenti” di cui è portatore, è considerato il padre della letteratura romena e il creatore della lingua letteraria romena. Come ha ben illustrato la brava Miruna, “le sue opere più importanti sono legate alle concezioni romantiche che oppongono il bene ed il male e alle sue idee progressiste, ma suoi frequenti temi sono anche l’amore e la natura. EMINESCU ha inoltre amato senza riserve la bellezza della vita ed ha cercato di immetterla nei suoi versi”. Tradotto in più di sessanta lingue, non è però un poeta molto conosciuto in Italia.
L’armoniosa voce di Monica Andrasescu ha cantato alcune delle 99 quartine di cui si compone LUCEAFARUL, la poesia più significativa di Mihail Eminescu, considerata un vero e proprio capolavoro della letteratura romena. Per il pubblico italiano (che attentissimo ha ascoltato sotto il tendone del SUQ la melodia di quei versi), la brava Monica ne ha anche commentato il significato. Sia i versi rumeni che il commento di Monica sono integralmente riportati nella seconda parte dell’articolo.
Delle altre due poesie di Eminescu in programma, la prima CE TE LEGENI?…/PERCHÉ ONDEGGI? (traduzione italiana di Geo Vasile) è stata letta in entrambe le lingue dalla bella e calda voce di Dora Dombyi; a leggere, invece,INGER DE PAZ/ANGELO CUSTODE nella versione romena è stata nuovamente la nostra Monica, mentre Bruno Rombi ha letto il testo, da lui stesso tradotto, in italiano.
Si è poi passati ai poeti più vicini a noi, cominciando col prendere in considerazione NICHITA STANESCU (1908–1983) del quale la brava Cristina Gemalescu ha interpretato la poesia EMOTIE DE TOAMNA/EMOZIONE D’AUTUNNO, nelle due versioni italiana e romena.
Nichita Stanescu ha rinnovato la poesia rumena del dopoguerra, riconquistando la libertà della poesia pura. Suoi temi favoriti sono l’amore e l’eros. Di lui Miruna ha detto inoltre: “è un inventore linguistico e poetico, capace di creare uno spazio del sentimento diverso da quello conosciuto abitualmente: lo spazio dell’avventura poetica che fa rinascere, ricreando un suo linguaggio nuovo. Nichita Stanescu riconquista la libertà della poesia pura e malgrado all’apparenza la sua sia una poesia difficile, ottiene un grande successo di pubblico”.
La scelta è poi caduta su ANA BLANDIANA (1942), con la poesia CANDVA ARBORII AVEAU OCHI/UN TEMPO GLI ALBERI AVEVANO OCCHI, letta ancora dalla nostra brava Monica Andrasescu.
Ana Blandiana è conosciuta, come ha precisato Miruna Stefanescu, “sia come poetessa e scrittrice di talento sia come combattente per i diritti umani. Prima del 1989 ha avuto il coraggio di criticare apertamente Ceausescu in numerose interviste e dichiarazioni pubbliche, pagando il suo coraggio con vari periodi di reclusione”. E’ stato inoltre precisato che, secondo la Blandiana, “l’immortalità si otterrebbe immedesimandosi nell’universo, l’arte essendo una sorta di mutazione ontologica. La poetessa canta il confine tra il bene ed il male, la luce e la notte, l’interiore e l’esteriore, il paradiso e l’inferno. La morte è da lei vista come un rito nuziale; il senso finale della sua poesia è metaforico, emozionale, e visionario”.
A conclusione della panoramica della poesia romena è stato letto un testo diADRIAN PAUNESCU (1943), intitolato ENIGMATICI SI CUMINTI/ENIGMATICI E BRAVI.
Adrian Paunescu è “molto amato dai giovani, che ha conquistato grazie alle sue idee progressiste ed anche alla sua personalità dirompente. Vive con passione: i suoi sentimenti sono sempre portati al parossismo. La sua poesia è sociale, politica, epica, lirica. Abbina il sentimento lirico a quello polemico. I suoi versi per la loro musicalità e ritmo ritornano alla mente come un refrain. La sua poesia rivela l’anima romena, la coscienza nazionale ed etica e diventa un manifesto incendiario del terzo millennio. E’ stato inoltre uno scopritore di talenti”.
Successivamente alle poesie dei maggiori rappresentanti della letteratura romena, sono state proposte le poesie di un manipolo di poeti liguri contemporanei che proprio con i loro versi, nel secolo scorso, sono “immigrati” in Romania ad opera di Bruno Rombi. Bruno Rombi infatti ha svolto un’intensa attività di “esportatore di poeti italiani” in Romania, avendo curato e prefato, spesso insieme all’amico Stefan Damian, alcune antologie bilingui di poeti italiani (prevalentemente liguri, ma anche piemontesi e siciliani) oltre ad alcune raccolte antologiche di un drappello di poeti liguri contemporanei, che ora si apprestano, per usare le sue stesse parole, ad “una vera e propria invasione di campo durante questa serata dedicata alla Poesia Romena”.
I quattro poeti che costituiscono il manipolo rispondono ai nomi di: Bruno RombiElio AndriuoliMargherita Faustini e Guido Zavanone.
Di BRUNO ROMBI, l’accompagnatore ufficiale del manipolo, è stata letta, prima nell’originale e poi in rumeno, la poesia IL GIOCO CON DIO/JOCUL CU DUMNEZEU. Si è successivamente passati a ELIO ANDRIUOLI, conSTAGIONI/ANOTIMPURI, a MARGHERITA FAUSTINI con NOTTURNO/NOCTURNAe a GUIDO ZAVANONE, con AL REGISTA/REGIZORULUI. La lettura in romeno è stata fatta da Dora, Cristina, Raluca e Miruna, mentre quella in italiano da Bruno Rombi.
La serata si è poi conclusa con l’intervento del bravissimo Nelu, che, accompagnato dalla sua chitarra, ha cantato due suggestive canzoni romene, molto applaudite dal pubblico, che ha ascoltato con la massima attenzione.

Parte seconda: Le Poesie

Riportiamo qui di seguito le poesie che sono state lette giovedì 18 giugno, al SUQ di Genova, durante la manifestazione dedicata alla POESIA ROMENA. Ai testi in lingua originale fa immediatamente seguito la relativa traduzione. I testi romeni non riportano i caratteri particolari per ragioni tecniche.

POETI ROMENI
LUCIAN BLAGA 

EU NU STRIVESC COROLA DE MINUNI A LUMII / IO NON DISTRUGGO LA COROLLA DEI MIRACOLI (PRODIGI) DEL MONDO

MIHAI EMINESCU 
LUCEAFARUL
INGER DE PǍZA/ANGELO CUSTODE
CE TE LEGENI?…/PERCHÈ ONDEGGI?

NICHITA STANESCU
EMOTIE DE TOAMNA/EMOZIONE D’AUTUNNO

ANA BLANDIANA
CÂNDVA ARBORII AVEAU OCHI/UN TEMPO GLI ALBERI AVEVANO OCCHI

ADRIAN PAUNESCU
ENIGMATICI SI CUMINTI/ENIGMATICI E BRAVI

POETI ITALIANI TRADOTTI IN ROMENO
BRUNO ROMBI

CAND ZIUA ITI INTINDE VIATA/QUANDO IL GIORNO TI PORGE LA VITA

ELIO ANDRIUOLI
STAGIONI/ANOTIMPURI

MARGHERITA FAUSTINI
NOTTURNO/NOCTURNA

GUIDO ZAVANNONE
AL REGISTA/REGIZORULUI

LUCIAN BLAGA

EU NU STRIVESC COROLA DE MINUNI A LUMII

Eu nu strivesc corola de minuni a lumii
si nu ucid
cu mintea tainele, ce le-ntalnesc
in calea mea
in flori, in ochi, pe buze ori morminte.
Lumina altora
sugruma vraja nepatrunsului ascuns
in adancimi de intuneric,
dar eu,
eu cu lumina mea sporesc a lumii taina –
si-ntocmai cum cu razele ei albe luna
nu micsoreaza, ci tremuratoare
mareste si mai tare taina noptii,
asa inbogatesc si eu intunecata zare
cu largi fiori de sfant mister
si tot ce-i neinteles
se schimba-n neintelesuri si mai mari
sub ochii mei-
caci eu iubesc
si flori si ochi si buze si morminte.

(1919)

IO NON DISTRUGGO LA COROLLA DEI MIRACOLI (PRODIGI) DEL MONDO

Non distruggo la corolla dei prodigi del mondo,
e non stermino
con la ragione gli enigmi che incontro sul mio cammino,
nei fiori, negli occhi, sulle labbra o nei sepolcri.
La luce altrui
soffoca il fascino impenetrabile nascosto
nelle profondità del buio,
però io,
io con la mia luce ingrandisco il mistero del mondo.
Esattamente come con i suoi bianchi raggi la luna
non rende più piccolo, ma tremolante,
e aumenta ancora di più il mistero della notte,
così io arricchisco anche l’oscuro orizzonte
con gli alti fiori del santo mistero
e tutto ciò che è inintelligibile
si trasforma in maggiormente incomprensibile
sotto i miei occhi,
dato che io amo
e fiori e occhi e labbra e tombe.

(1919)

(Traduzione dal romeno di Stefan Damian e Bruno Rombi)

MIHAI EMINESCU

LUCEAFARUL
A fost o data ca-n povesti
A dost ca niciodata
Din rude mari imparatesti
O preafrumoasa fata.

Si era una la parinti
Si mandra-n toate cele
Cum e Fecioara intre sfinti
Si luna între stele.

Din umbra falnicelor bolti
Ea pasul si-l indreapta
Langa fereastra unde-n colt
Luceafarul asteapta.

Privea in zare cum pe mari
Rasare si straluce,
Pe miscatoarele carari
Corabii negre duce.

Il vede azi, il vede mani,
Astfel dorinta-i gata
El iar privind de saptamani,
Ii cade draga fata.

Cum ea pe coate-si rezima
Visand ale ei tample,
De dorul lui si inima
Si sufletu-i se umple.

COMMENTO DI MONICA ANDRASESCU e MIRUNA STEFANESCU ALLA POESIA LUCEAFARUL

La poesia che ho cantato, e’ un poema filosofico e sociale che mette in mostra l’incompatibilità tra l’artista sensibile ed intelligente e la società gretta e meschina che apprezza soltanto la parte materiale della vita ma è anche un poema d’amore che invita a riflettere sulla superficialità dei sentimenti umani. Formata da 99 quartine, la poesia è divisa in quattro parti corrispondenti a quattro momenti della storia d’amore tra Luceafarul, Lucifero, l’astro della notte, e Catalina una fanciulla di stirpe reale. Tutte le sere Catalina chiede al Luceafar di scendere da lei e trasformarsi in uomo così da potersi amare e lui, travolto dalla passione per lei, decide di chiedere al Demiurgo, il Creatore, la mortalità. Mentre lui fa il suo lungo viaggio verso suo padre, Catalina si lascia ingannare da un servo della corte chiamato Catalin e risponde alle sue promesse d’amore. Quando Luceafarul arriva dal Demiurgo, questi gli fa notare sulla terra la sua amata Catalina fra le braccia di un uomo, suo simile. Allora Luceafarul capisce che Catalina non potrebbe mai corrispondergli lo stesso amore che lui ha per lei. Gli ultimi versi esprimono perciò tutta la solitudine del poeta ed il suo disprezzo per il mondo che non lo capisce e non sa apprezzarlo.

MIHAI EMINESCU
INGER DE PAZA

Cand sufletul noaptea veghea in extaz
Vedeam ca in vis pe-al meu inger de paza,
Incins cu o haina de umbre si raze,
C-asupra-mi c-un zambet aripele a-ntins
Dar cum te vazui intr-o palida haina,
Copila cuprinsa de dor si de taina,
Fugi acel inger de ochiu-ti invins.

Esti demon copila, ca numai c-o zare
Din genele-ti lunge, din ochiul tau mare
Facusi pe-al meu inger cu spaima sa zboare,
El, veghea mea sfanta, amicul fidel?
Ori poate!…O, ‘nchide lungi genele tale,
Sa pot recunoaste trasaturile-ti pale,
Caci tu – tu esti el.

ANGELO CUSTODE

Quando la mia anima di notte vegliava in estasi,
Vedeva come in sogno il mio angelo custode,
Vestito con un abito di ombre e di luce,
Aprire su me le sue ali e sorridere;
Ma da quando t’ho visto nel tuo abito chiaro,
Fanciulla coperta di brama e di mistero
Quell’angelo è fuggito vinto dai tuoi occhi.

Saresti un demone, fanciulla, che solo con lo sguardo
Tra le tue lunghe ciglia, del tuo grande occhio
Hai fatto fuggire con spavento il mio angelo,
Lui, mio vigile santo, l’amico fedele?
Oppure è possibile!…Oh, chiudi le tue lunghe ciglia,
Sì che possa riconoscere la tua immagine pallida.
Perché tu – tu sei lui.

(Trad. di Stefan Damian e Bruno Rombi)

MIHAI EMINESCU
CE TE LEGENI?…

– Ce te legeni, codrule,
Fara ploaie, fara vant,
Cu crengile la pamant?
– De ce nu m-as legana,
Daca trece vremea mea!
Ziua scade, noaptea creste
Si frunzisul mi-l rareste.
Bate vantul frunza-n dunga –
Cantaretii mi-i alunga;
Bate vantul dintr-o parte –
Iarna-i ici, vara-i departe.
Si de ce sa nu ma plec,
Daca pasarile trec!
Peste varf de ramurele
Trec in stoluri randurele,
Ducand gandurile mele
Si norocul meu cu ele.
Si se duc pe rand, pe rand,
Zarea lumii-ntunecand,
Si se duc ca clipele,
Scuturând aripele,
Si ma lasa pustiit,
Vestejit si amortit
Si cu doru-mi singurel,
De ma-ngan numai cu el!

PERCHÈ ONDEGGI?

-Che ondeggi, mio bosco,
Senza piogge, senza venti,
Tutti i rami a terra spenti?
-Perché mai non ondeggiare
Se il mio tempo scade!
Scema il giorno, il buio sale,
Le mie foglie si fan rade.
Soffia il vento tra le fronde-
Il cantor me li disperde;
Da un lato s’egli batte-
Vien l’inverno, va l’estate.
Come non chinare il ramo,
Se gli uccelli se ne vanno!
Sopra i miei ramoscelli
Passan rondini a stuoli,
Sulle ali i miei pensieri,
La mia sorte, i miei giorni.
Se ne vanno a schiera a schiera,
Gli orizzonti annera,
Se ne vanno come istanti,
Dimenando le lor ali,
E mi lascian derelitto,
Appassito, svigorito,
Solo solo con l’affanno,
Unico mio compagno!

(Trad. Geo Vasile)

stanescu3NICHITA STANESCU

EMOTIE DE TOAMNA

A venit toamna, acopera-mi inima cu ceva,
cu umbra unui copac sau mai bine cu umbra ta.
Ma tem ca n-am sa te mai vad, uneori,
ca or sa-mi creasca aripi ascutite pana la nori,
ca ai sa te ascunzi intr-un ochi strain,
si el o sa se-nchida cu o frunza de pelin.
Si-atunci ma apropii de pietre si tac,
iau cuvintele si le-nec in mare.
Suier luna si o rasar si o prefac
intr-o dragoste mare.

EMOZIONE D’AUTUNNO

E’ arrivato l’autunno,
coprimi il cuore con qualcosa,
con l’ombra di un albero oppure meglio con l’ombra tua.
Ho paura a volte di non rivederti mai più,
che mi cresceranno ali sottili fino alle nuvole,
che ti nasconderai dentro un occhio straniero,
e lui si chiuderà con la foglia di assenzio.
E allora mi avvicino alle pietre e taccio,
prendo le parole e le annego nel mare,
fischio alla luna,
la faccio spuntare e la trasformo
in un grande amore.

num004blandiana
ANA BLANDIANA
CANDVA ARBORII AVEAU OCHI
Candva arborii aveau ochi,
Pot sa jur,
Stiu sigur
Ca vedeam cand eram arbore,
Imi amintesc ca ma mirau
Ciudatele aripi ale pasarilor
Care-mi treceau pe dinainte,
Dar daca pasarile banuiau
Ochii mei,
Asta nu imi mai aduc aminte.
Caut zadarnic ochii arborilor acum.
Poate nu-i vad
Pentru ca arbore nu mai sunt,
Sau poate-au coborat pe radacini
In pamant,
Sau poate,
Cine stie,
Mi s-a parut numai mie
Si arborii sunt orbi dintru-nceput…
Dar atunci de ce
Cand trec de ei aproape
Simt cum
Ma urmaresc cu privirile,
Intr-un fel cunoscut,
De ce, cand fosnesc si clipesc
Din miile lor de pleoape,
Imi vine sa strig –
Ce-ati vazut?…

UN TEMPO GLI ALBERI AVEVANO OCCHI
Un tempo gli alberi avevano occhi,
posso giurarlo,
so di certo
che vedevo quando ero albero,
ricordo che mi stupivano
le strane ali degli uccelli
che mi sfrecciavano davanti,
ma se gli uccelli sospettassero
i miei occhi,
questo non lo ricordo più.
Invano ora cerco gli occhi degli alberi.
Forse non li vedo.
Perché albero non sono più,
o forse sono scivolati lungo le radici nella terra,
o forse,
chissà,
solo a me m’era parso
e gli alberi sono ciechi da sempre.
Ma allora perché.
Quando mi avvicino
sento che
mi seguono con gli sguardi,
in un modo che conosco,
perché, quando stormiscono e occhieggiano
con le loro mille palpebre,
ho voglia di gridare –
Cosa avete visto?…

Adrian PaunescuADRIAN PAUNESCU
ENIGMATICI SI CUMINTI

Enigmatici si cuminti,
Terminandu-si rostul lor,
Langa noi se sting si mor,
Dragii nostri, dragi parinti.

Chiama-i Doamne inapoi
Ca si-asa au dus-o prost,
Si fa-i tineri cum au fost,
Fa-i mai tineri decat noi.

Pentru cei ce ne-au facut
Da un ordin, da ceva
Sa-i mai poti intarzia
Sa o ia de la inceput.

Au platit cu viata lor
Ale fiilor erori,
Doamne fa-i nemuritori
Pe parintii care mor.

Ia priviti-i cum se duc,
Ia priviti-i cum se sting,
Lumanari in cuib de cuc,
Parca tac, si parca ning.

Plini de boli si suferind
Ne intoarcem in pamant,
Cat mai suntem, cat mai sunt,
Mangaiati-i pe parinti.

E pamantul tot mai greu,
Despartirea-i tot mai grea,
Sarut-mana, tatal meu,
Sarut-mana, mama mea.

Dar de ce priviti asa,
Fata mea si fiul meu,
Eu sunt cel ce va urma
Dragii mei ma duc si eu.

Sarut-mana, tatal meu,
Sarut-mana, mama mea.
Ramas bun, baiatul meu,
Ramas bun, fetita mea,

Tatal meu, baiatul meu,
Mama mea, fetita mea.
Sarut-mana, tatal meu,
Sarut-mana, mama mea.

COMMENTO-RACCONTO DI MONICA ANDRASESCU ALLA POESIA ENIGMATICI E BRAVI
“Enigmatici e bravi” fa parte delle poesie a sfondo sociale di Adrian Paunescu in cui egli denuncia la situazione difficile delle persone anziane in una Romania soffocata dalla dittatura di Ceausescu in cui i figli avevano degli stipendi così bassi che non potevano assicurare una vecchiaia decente ai loro genitori.
Questa poesia è una preghiera a Dio affinché faccia diventare immortali i genitori e dia loro una nuova giovinezza e la possibilità di ricominciare un altra vita. Allo stesso tempo è anche un invito ai figli di apprezzare i sacrifici che i genitori hanno fatto per loro e di dare conforto e affetto agli anziani genitori pieni di acciacchi e sofferenti finché sono ancora in vita(“coccolate i genitori”).
Le parole della poesia esprimono amore, rispetto per i genitori e invitano i figli a non dimenticarli così come non devono dimenticare che nel ciclo della vita i figli di oggi saranno i genitori di domani.

POETI ITALIANI TRADOTTI IN ROMENO

Appoggiato a un libro fiorito ridotta

Rombi ridottoBRUNO ROMBI

IL GIOCO CON DIO

Quando giochi la tua partita con Dio
che credi ti abbia abbandonato
e nemico ti sia
ricordati che Dio non è malvagio,
anche quando ti regala il dolore,
e che non prende mai di mira un figlio
per il gusto di farlo soffrire.
Solo che ogni tanto gioca
a dadi, con te, puntando
su te che lo sorprendi,
e dai tuoi numeri trae la sorte
che poi ti ritrovi.
Qualche volta, vedendo che il tuo azzardo
è più forte che mai,
anche se hai già perso la partita
al gioco ti riammette
e tu riprendi a vivere quel tanto
che ti consente quando tu hai puntato.

27/3/2008

JOCUL CU DUMNEZEU

Atunci cand joci partida ta cu Dumnezeu
care crezi ca te-a parasit
si ca iti e dusman
adu-ti aminte ca Dumnezeu nu este rau,
nici chiar atunci cand iti daruieste durerea,
si ca nu loveste-intr-un copil
din placerea de a-l supune suferintei.
Numai atat ca uneori joaca
zaruri, cu tine, pariind
pe tine care il surprinzi,
si din numerele tale extrage soarta
pe care ti-o gasesti.
Cateodata, vazand ca norocul
ti-e mai puternic ca oricand
chiar daca ai pierdut partida
te-accepta iar la joc
si tu incepi iar sa traiesti atat
cat iti permite ceea ce-ai pariat.

Elio ridottaELIO ANDRIUOLI

STAGIONI

Un nuovo inverno. Ora nel fondo arrossa
la memoria il suo gelo. Si distende
su deserti di neve. Non un raggio
verrà a destarci. Più nessun richiamo
salirà chiaro a rinfrescarci il cuore.

Sopra le acque della morta gora
solo un lungo silenzio, un lungo oblio.

ANOTIMPURI

O alta iarna. Amintirea acuma-n
adinc roseste frigul sau. Se-ntinde peste
pustiuri de zapada. Nici o raza
ne va trezi, nici o chemare clara
nu va sui spre a-i aduce inimii racoarea.

Si peste moarte ape de canale
numai tacerea lunga si uitarea.

Faustini ridottaMARGHERITA FAUSTINI

NOTTURNO

Finestra ancora accesa.
Sulla poltrona a macchie
il vecchio infreddolito
aspetta invano
un lontano richiamo.

Racconta la sua storia
al cane che sonnecchia.

La notte scivola nell’alba
a rischiare la solitudine.

NOCTURNA

Fereastra inca luminata.
Pe fotoliul cu pete
infrigurat, batrinul
asteapta-n van
chemarea de departe.

Isi spune povestea
ciinelui atipit.

Si noaptea se preface-n zori
sa-i lumineze-nsingurarea.

Foto Guido ridottaGUIDO ZAVANNONE

AL REGISTA

Non biasimarmi
se recitata la parte
indugio, se ancora mi volgo
a guardare la scena.

Perché dissi poche battute,
in fretta,
senza intenderne il senso,
venuto dall’ombra stordito
in questa vampa di luci;
e mi fai cenno di uscire.

REGIZORULUI

Sa nu ma dojenesti
daca interpretindu-mi rolul
mai zabovesc, de inca ma intorc
sa vad iar scena.

Fiindca am dat numai putine replici
in graba,
fara a le intelege sensul,
venind la rampa, ametit
in aceasta vapaie de lumini;
si tu, imi si faci deja semn sa ies.

Ringrazio vivamente Monica Andrasescu che si è molto prodigata per la riuscita di questo lavoro, procurando e correggendo i testi in lingua romena.
Liliana Porro Andriuoli

3 thoughts on “GENOVA – UNA SERATA DEDICATA ALLA POESIA ROMENA

  1. belle. Tutte e comunque per l’emotivita’ di ognuno. Di poesia si muore. Traditi dal quotidiano, immemori dell’efficacia delle parole che accomunano abbattendo confini e identita’, ci ostiniamo a chiudere porte che non difendono niente. Di posia si vive, per dare senso a cio’ che nn ci fa dormire…

  2. Sono lieta trovare la poesia romena tradotta nella lingua italiana.
    Oggi sono tre anni che il poeta romeno Adrian Paunescu, ci ha lasciati trasferendosi in un mondo ritenuto ad essere migliore, dei giusti.
    Vorrei omaggiare il suo ricordo, in quanto oltre essere stato il mio conazionale ed anche compaesano per un tempo, ho amato e amo la sua poesia.
    Per ciò, sperando di fare cosa gradita, mi permetto di postare qui la traduzione di due bellissime e profonde poesie scritte da questo grande poeta:

    Preghiera per genitori

    Enigmatici e bravi,
    Concludendo il loro compito,
    Accanto a noi si spengono e muoiono,
    I nostri cari, cari genitori.

    Chiamali Signore indietro
    Che già così hanno vissuto male,
    E falli giovani come son stati
    Falli più giovani di noi.

    Per quelli che ci hanno creato
    Da’ un ordine, da’ qualcosa
    Che li possa ritardare
    A ripartire dall’inizio.

    Hanno pagato con la loro vita
    Gli errori dei figli
    Signore falli immortali
    I genitori che muoiono.

    Ecco, guardateli come se ne vanno,
    Ecco guardateli come si spengono,
    Candele in nido di cuculo,
    Sembra che tacciano e sembra che nevichino.

    Pieni di malattie e sofferenti
    Torniamo nella terra,
    Quanto siamo ancora, quanto sono ancora,
    Accarezzateli i genitori.

    È sempre più pesante la terra,
    La separazione è sempre più pesante,
    Bacio la mano, padre mio,
    Bacio la mano, madre mia.

    Ma perché guardate così,
    Figlia mia e figlio mio,
    Io sono quel che seguirà
    Cari miei me ne vado anch’io.

    Bacio la mano, padre mio,
    Bacio la mano, madre mia,
    Stammi bene, figlio mio,
    Stammi bene, figlia mia,

    Padre mio, figlio mio,
    Madre mia, figlia mia.

    La Terra per adesso

    Il tempo della vita ci è breve
    Faciamolo pulito
    Vivono alcuni di furto
    Gli altri solo di quello che hanno dato
    Sono poveri e ricchi
    I vigliachi sputano sui bravi
    Voi che sulla Luna volate
    Fino al ciello salite
    Su spalle di nuovi schiavi.

    Sulla Terra abbiamo di tutto
    Sia più buone, sia più cattive
    Buone-cattive
    Sia prigioni che libertà
    Sia potremmo che non si può
    Sia fango sia stelle.

    Voi che sulla Luna partite
    Con le vostre vittorie
    Non dimenticate che avete fratelli
    Sul pianeta affamati.
    Il loro pane lo mangiate
    Tra le stelle volando,
    Voi inutilmente volate
    Quando i sottosvillupati
    Si strisciano sulla terra.

    Sulla Terra abbiamo di tutto
    Sia più buone, sia più cattive,
    Buone, cattive,
    Sia prigioni sia libertà
    Sia potere sia non si può
    Sia fango che stelle.

    Il mondo è pieno di ferite
    E di dottori docenti
    E di maschere e di dogane
    E di grandi innocenti:
    Perché partorite bambini
    Difendeteli lottando,
    Abbattendo i mostri vivi
    Che da un secolo di eternità
    Luti mettono sulla Terra.

    Sulla Terra abbiamo di tutto
    Sia più buone, sia più cattive,
    Buone, cattive,
    Sia prigioni sia libertà
    Sia potere sia non si può
    Sia fango che stelle.

    Tra quelli che trascinano
    E quelli che sono trascinati
    Non è posto per alcuna bandiera
    È una fossa di pasi.
    Tra loro sono saldati
    Con un storto ideale,
    Come ben sono legati
    Il condannato al laccio
    E la frusta al cavallo.

    Sulla Terra abbiamo di tutto
    Sia più buone, sia più cattive,
    Buone, cattive,
    Sia prigioni sia libertà
    Sia potere sia non si può
    Sia fango che stelle.

    Figli del lavoro avete
    Il sudore sul petto
    Come sta il pregiato visone
    Sul petto delle madame
    Alcuni prendono, alcuni fanno,
    Alcuni dormono, alcuni sono,
    Tra angelo e diavolo
    Tira l’uomo povero
    Aggiogato alla terra.

    Sulla Terra abbiamo di tutto
    Sia più buone, sia più cattive,
    Buone, cattive,
    Sia prigioni sia libertà
    Sia potere sia non si può
    Sia rovina sia cittadella
    Geni grandi e fronti scellerate,
    Vento che sta e vento che soffia
    Sia martiri che cialtroni
    Ingiustizia e giustizia
    Sia potere sia non si può
    Sia fango che stelle.

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