I traduttori automatici

I traduttori automatici (e i giornalistucoli raccomandati) sono la principale fonte di umorismo del ventunesimo secolo… Conosco delle persone che ci si baloccano per farsi delle grasse risate ed io sono una di quelle, d’altronde come si fa a non ridere davanti a un simile articolo firmato da Paolo Attivissimo e pubblicato sul suo blog?

“Repubblica” colta a usare i traduttori automatici. E pure male

 Questo articolo vi arriva grazie alla segnalazione di RobertGh*.

Questa schermata di Repubblica, tratta da qui, rivela il metodo di lavoro altamente professionale utilizzato dalla redazione: invece di sapere almeno l’inglese, i suoi giornalisti usano i traduttori automatici. E li usano anche male. Prendono la notizia in inglese, la danno in pasto al traduttore automatico, e pubblicano qualunque cosa ne venga fuori. Senza neanche pensarci su, evidentemente. Osservate attentamente la schermata qui sotto (immagine e didascalia). Se siete increduli, ascoltate anche l’audio del servizio.

screenshot

La nonnina supersportiva australiana viene chiamata Dorothy De Basso da Repubblica. Lontane origini italiane? Macché. Guardate come si firma sulla racchetta. Dot (diminutivo di Dorothy) De Low.

E a noi chiedono di delegare a questi mestieranti il compito di informarci su quello che succede nel mondo. Pagandoli per questo privilegio. Spiritosi.

Io aggiungo che magari La Repubblica ha scelto la linea “ridere per non piangere”, e ha deciso di trasformarsi in foglio satirico…

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