Il traduttore: un ponte tra due culture

Runyang-Bridge

Quando penso al lavoro del traduttore, mi viene in mente l’immagine di un ponte che unisce le sponde di due Paesi diversi, abitati quindi da persone che parlano lingue differenti: ecco che il traduttore può essere considerato un ponte tra due culture, un professionista che trasforma l’incomprensibile fiume di parole che scorre nel testo sorgente, rendendolo comprensibile a persone che parlano la sua stessa lingua ma non quella dell’autore del testo.

Penso che il traduttore, il nostro ponte tra due “mondi” più o meno lontani, sia anche un artista della parola, una persona che di volta in volta debba trovare le parole più adatte per trasporre concetti da una lingua ad un’altra, attenendosi naturalmente al messaggio dell’autore. Questo tratto della professione è più evidente quando si lavora su testi quali una brochure di un hotel, dove il testo tradotto deve risultare “accattivante”. D’altro canto anche nell’affrontare testi tecnici ci si trova a dover rendere comprensibili determinate frasi che, se tradotte in maniera letterale, risulterebbero incomprensibili al committente. Il traduttore si trasforma a volte in prestigiatore della parola, il quale non estrae dal cilindro un candido coniglio ma piuttosto l’oscuro significato di frasi complesse.

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