Il traduttore freelance o meglio, il professionista della traduzione

traduttori freelance sono il perno su cui si basa il settore della traduzione. Si tratta di professionisti che operano quasi sempre dietro le quinte ma senza i quali il mondo dell’intermediazione linguistica non esisterebbe neppure.
A loro è dovuto il successo delle agenzie di traduzione e dei progetti dei loro clienti.
I principali criteri che determinano la professionalità di un traduttore sono:
> Padronanza della lingua di destinazione scritta
> Padronanza della lingua di partenza
> Conoscenza della cultura dei paesi dove si parlano le due lingue
> Titoli di studio
> Certificazioni da parte di enti riconosciuti
> Esperienza lavorativa nel settore della traduzione
> Esperienza lavorativa in altri settori
> Competenze specialistiche in uno o più settori
> Conoscenze informatiche generali
> Talento nel tradurre
> Velocità di esecuzione
> Affidabilità

Padronanza della lingua di destinazione scritta
I traduttori traducono normalmente verso la loro lingua d’origine. Il primissimo requisito è pertanto saper scrivere in modo corretto nella propria lingua. Un requisito apparentemente scontato ma che in realtà non lo è affatto. Conoscere alla perfezione le regole grammaticali, ortografiche e sintattiche, ed essere in grado di esprimersi con uno stile adeguato al contesto, non è cosa da tutti. È una prerogativa che si acquisisce con anni di studio teorico seguiti da una pratica costante nel corso del tempo.
È evidente che, nella scelta di un traduttore, la padronanza della lingua scritta è un fattore tanto più importante quanto più ci si avvicina alla traduzione editoriale o addirittura letteraria. Nella traduzione tecnica hanno sicuramente più peso abilità di tipo diverso, come la conoscenza specialistica di un determinato settore.

Padronanza della lingua di partenza
Molti credono che per poter essere traduttori basti parlare una seconda lingua. Non è affatto così. Avere un genitore straniero, aver lavorato o studiato per un breve periodo all’estero o aver vissuto anche a lungo in un contesto bilingue, sono fattori sicuramente positivi ma non sufficienti. La traduzione professionale richiede una conoscenza piena della lingua di partenza, non basta esprimersi in modo corretto a livello orale.
Come per la lingua di destinazione, è fondamentale che il traduttore ne conosca alla perfezione la grammatica, l’ortografia e la sintassi. Per raggiungere questo traguardo sono necessari anni di studio e di letture. Solo così si può arrivare a comprendere in tutta la loro finezza certe costruzioni linguistiche particolari come i giochi di parole, i sottintesi, le frasi fatte, le espressioni colloquiali, le metafore, i proverbi.

Conoscenza della cultura dei paesi dove si parlano le due lingue
L’aspetto culturale è fondamentale per tradurre e localizzare un documento o un sito internet in modo corretto. Una traduzione non è una semplice trasposizione di parole da una lingua ad un’altra. Talvolta in un documento sono presenti concetti che non hanno neppure un corrispondente nella lingua d’arrivo. In altri casi, concetti assolutamente normali ed accettati nella lingua di partenza possono risultare offensivi nella lingua di destinazione. Lo stesso dicasi per le immagini. Per evitare di fare errori grossolani traducendo, è importante conoscere a fondo la cultura, la mentalità e i costumi dei paesi dove vengono parlate le lingue oggetto della traduzione. È pertanto imprescindibile aver vissuto a lungo in tutti e due i paesi e continuare a mantenere un legame con entrambi con viaggi piuttosto frequenti.

Titoli di studio
La cultura generale è un altro aspetto importante da valutare nel curriculum di un traduttore. Avere competenze specialistiche in un settore è utilissimo ai fini della traduzione, ma è altrettanto importante possedere anche un valido background culturale costruito in ambito accademico.
Per essere un buon traduttore non è obbligatorio essere laureati, tuttavia, una laurea specialistica è sicuramente un ottimo biglietto da visita .
Altrettanto importanti, e forse ancor di più, sono i titoli di studio universitari e i master specifici del settore della traduzione, anche se non sempre sono dei validi indicatori circa la bravura e la competenza di un traduttore. Spesso, la pratica e il talento riescono a compensare efficacemente la mancanza di studi mirati.

Certificazioni da parte di enti accreditati
Spesso, i traduttori, dopo aver terminato il proprio percorso di studi, conseguono titoli, certificati e attestati di vario genere. Possedere tessere di associazioni di categoria (quali AITI e ANITI, ecc.), non dà molte indicazioni circa l’abilità di un traduttore, ma trasmette comunque un’immagine di serietà professionale. Lo stesso ragionamento vale per registrazioni presso camere di commercio, tribunali ed enti simili, così come per i certificati di esami sostenuti presso associazioni professionali o altre organizzazioni del settore.

Esperienza lavorativa nel settore della traduzione
Un traduttore esperto dà maggiori garanzie poiché ha imparato dagli errori fatti in passato ed è lecito ritenere che non li ripeterà di nuovo. Gli anni di carriera forniscono una chiara indicazione sulla fiducia ricevuta dal mercato in modo continuativo.
I traduttori poco capaci sono quasi sempre meteore, i traduttori in gamba continuano a svolgere questa professione nel corso del tempo, segnale inequivocabile della loro capacità di ottenere reddito e quindi della loro bravura.

Esperienza lavorativa in altri settori
Il traduttore ideale è una persona che ha maturato un’esperienza lavorativa in un settore specifico, ottenendo direttamente sul campo nozioni e competenze difficilmente acquisibili con studi prettamente teorici.
È evidente che aver lavorato a certi livelli in un determinato settore, non è una condizione sufficiente a fare di una persona un buon traduttore, ma chi ha intrapreso questo tipo di percorso, parte sicuramente avvantaggiato rispetto a chi ha lavorato unicamente come traduttore.

Competenze specialistiche in uno o più settori
Per eseguire una traduzione di elevata qualità è necessario conoscere in modo approfondito l’argomento trattato nel documento da tradurre e possedere un ottimo bagaglio terminologico nel settore corrispondente. I modi per acquisire tali competenze sono due: quello teorico e quello pratico. Studiando a fondo una materia è possibile raggiungere livelli di assoluta eccellenza. Tuttavia, come abbiamo accennato nel paragrafo precedente, nei settori che richiedono una preparazione tecnica specifica, l’esperienza acquisita sul campo è la migliore possibile.

Conoscenze informatiche generali
Al giorno d’oggi l’informatica è fondamentale in qualsiasi settore. Anche il campo della traduzione non fa eccezione: è impensabile operare in questo settore senza gli adeguati supporti tecnologici. Per questo motivo, è richiesta la perfetta conoscenza dei principali programmi di videoscrittura, dei fogli elettronici, dei programmi di presentazione, dei database, nonché grande dimestichezza nell’utilizzo dello strumento internet.

Talento nel tradurre
Il talento non è qualcosa che si può acquisire con il tempo né tanto meno lo si può apprendere sui banchi di scuola. È una dote innata che semplicemente si ha o non si ha.
Chi è provvisto di talento lo può affinare nel corso del tempo con lo studio e con il lavoro. Al contrario, chi non ce l’ha, difficilmente potrà diventare un traduttore di successo.

Velocità di esecuzione
In un mondo che viaggia a mille all’ora, non è raro che ci vengano richieste traduzioni urgenti o urgentissime. In questi casi, per venire incontro alle esigenze dei clienti, è necessaria grande rapidità d’azione nell’organizzare il progetto da parte dell’agenzia e grande velocità nell’eseguire il lavoro da parte dei traduttori. Naturalmente, chiunque è consapevole che, riducendo i tempi standard di lavorazione, la qualità del prodotto finale si abbassa. Tuttavia, il traduttore deve fare in modo che, pur abbassandosi, rimanga comunque a un livello elevato. Per questo motivo, un’altro dei fattori che viene preso in considerazione dalle agenzie di traduzione è il mix fra rapidità di esecuzione e qualità di traduzione.

Affidabilità
L’affidabilità è sinonimo di serietà, di passione per il proprio lavoro, di puntualità nelle consegne, di qualità di traduzione, di disponibilità e flessibilità.
Un traduttore affidabile è un professionista che possiede tutte queste prerogative e non tradisce mai.
Per ovvi motivi, l’affidabilità è un parametro impossibile da valutare nel breve periodo, la si costruisce gradualmente nel tempo, traduzione dopo traduzione.

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Traduttori: poco pagati

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Un mestiere che cambia, con la globalizzazione dei mercati, ma è ancora “sottovalutato”. Ecco la fotografia del settore nelle anticipazioni di un’indagine condotta dall’Associazione italiana traduttori e interpreti. Specializzazioni emergenti e punti deboli: intervista al presidente Sandro Corradini.

LA MAPPA DELLA FORMAZIONE: le lauree specialistiche.

OCCUPAZIONE E LINGUE:imprese alla ricerca di laureati bilingue

di LUCA BALDAZZI
Tempi duri per traduttori e interpreti. Cambiano le specializzazioni e le richieste del mercato, le competenze si evolvono, ma non cambia un dato di fondo: è un mestiere tanto qualificato quanto, in generale, ancora sottopagato. Lo conferma un’indagine condotta dall’Aiti (www.aiti.org), associazione nazionale del settore, tra circa 800 professionisti che lavorano con la lingua italiana, sia nel nostro Paese sia all’estero. La ricerca, in via di completamento, sarà pubblicata sulla rivista “Il Traduttore” e inviata ad addetti ai lavori, aziende, Università, scuole e biblioteche. “Abbiamo fatto il nostro ‘studio di settore’ – spiega Sandro Corradini, presidente dell’Aiti – e abbiamo scoperto cose interessanti, ma anche molte note dolenti”.

Ad esempio?
“Le risposte valutabili al nostro questionario sono state 670, all’85% di donne, il che rispecchia più o meno il quadro nazionale della professione. I campi della traduzione nei quali oggi c’è maggiore richiesta da parte del mercato sono quelli tecnico-scientifici. Nell’ordine: al primo posto industria e tecnologia, poi giurisprudenza, marketing e pubblicità, economia e finanza, informatica e farmaceutica. Per chi studia da traduttore o interprete, quindi, può valere la pena specializzarsi e acquisire competenze linguistiche specifiche in uno di questi cinque settori. Del resto è l’indicazione che suggeriremo alle Università, che attualmente, con la seconda fase della riforma ‘3 più 2’, sono impegnate a definire in modo più compiuto i contenuti delle lauree specialistiche di secondo livello. L’idea è di arrivare a una ‘Laurea magistrale unica’, con due specializzazioni, in traduzione o in interpretariato di conferenze”.

E le note dolenti?
“Stanno purtroppo nel reddito. Nel campo dell’editoria, delle traduzioni letterarie e di saggistica, si lavora a tariffe quasi inferiori a quelle delle colf. Il prezzo medio oscilla tra gli 8 e i 16 euro a cartella, con maggiore frequenza di compensi intorno ai 10 euro. E va considerato che spesso, per tradurre una cartella di testo, non basta un’ora. Va un po’ meglio a chi fa traduzioni tecniche, ma non poi tanto. Sul mercato italiano, quello che paga meno di tutti in Europa, la media è di 20 euro a cartella, mentre all’estero si arriva a 40-45 euro”.

Perché è così poco pagato un lavoro per cui si può studiare anche 8-10 anni tra corsi di laurea e master?
“Per vari motivi. Uno è la mancanza di un riconoscimento giuridico della professione e delle relative qualifiche e di un tariffario codificato. Quest’ultimo c’era, ma l’Antitrust lo ha abolito nel 2004. Così chi ha bisogno di un servizio di traduzione non ha punti di riferimento: i committenti non sanno valutare la difficoltà di un lavoro e il grado di professionalità richiesto. In pratica, rischia di valere uguale chi ha trascorso sei mesi in Inghilterra e chi invece ha alle spalle una laurea e anni di esperienza. Così, mentre con l’internazionalizzazione aumenta la richiesta di lavoro da parte delle aziende, si assiste in parallelo a una drastica riduzione delle tariffe”.

Ma da traduttore si può lavorare solo come freelance?
“Solo l’Unione europea e organismi internazionali come la Corte di giustizia dell’Ue prevedono contratti di assunzione per ‘traduttori’. Nelle aziende in genere non si applica questo profilo specifico: si può essere impiegati come ‘mediatori linguistici’, in società fortemente orientate all’export, per gestire i rapporti commerciali con l’estero, accompagnare clienti durante le fiere e così via. Per questo profilo basta la laurea triennale in mediazione linguistica: un corso offerto praticamente da tutte le Università italiane, che però quanto a competenze non prepara sufficientemente per inserirsi sul mercato come liberi professionisti. Nelle case editrici, invece, raramente i traduttori sono ‘interni’”.

Il boom economico della Cina aprirà nuove e migliori prospettive di lavoro?
“In realtà, per ora, nei rapporti tra Italia e Cina si usa quasi sempre l’inglese come lingua veicolare intermedia. Gran parte del lavoro di traduzione in Italia si svolge da e verso l’inglese (80%), seguito dal tedesco, dal francese e dallo spagnolo. Va anche considerato che, per imparare davvero bene il cinese, i tempi sono molto lunghi. Per capirci: anche chi lo ha studiato all’Università difficilmente sarebbe in grado di tradurre in cinese un manuale di istruzioni per l’uso di una tv o una lavatrice. A lungo termine, comunque, studiare una lingua ‘rara’ o emergente come l’arabo o lo stesso cinese può essere una carta in più da giocare”.

Un consiglio a chi inizia a lavorare come traduttore?
“Essere professionali nel proporsi, e non avere fretta di ‘vendersi’ per pochi euro. Occorre pazienza, perché offrirsi a tariffe basse pur di guadagnare qualcosa è una strategia che a lungo andare non paga. Meglio fare un tirocinio in più in un’agenzia di traduzioni, fare esperienza e magari intanto specializzarsi in un settore”.

Il traduttore perito esperto

Le Camere di Commercio italiane gestiscono un albo dei traduttori chiamati “periti esperti”. Un’apposita commissione verifica titoli ed esperienza dei traduttori che si candidano alla qualifica e, in presenza di requisiti sufficienti, ne iscrive il nominativo in un apposito registro: la Camera di Commercio mette poi i nominativi dell’albo a disposizione come consulenti tecnici su richiesta di vari Enti (ad esempio, Tribunali, sedi arbitrali o altre istituzioni) allorché, per dirimere una controversia o in qualunque altra circostanza ufficiale, sia richiesto un perito con una specifica competenza linguistica.

L’iscrizione all’albo dei periti esperti non va confusa con l’iscrizione a un albo professionale tout court, che, lo ricordiamo, non esiste né in Italia, né in Svizzera. L’iscrizione all’albo dei periti esperti prova unicamente che la qualificazione professionale del traduttore è stata verificata dalla Camera di Commercio: non conferisce al traduttore né poteri giudicanti né la qualifica di pubblico ufficiale. Il ruolo di perito esperto non ha nulla a che vedere con l’essere traduttori giuridici o con l’asseverazione e legalizzazione delle traduzioni (si vedano a questo proposito i contributi specifici).

Per richiedere l’iscrizione all’albo dei periti esperti è necessario rivolgersi all’apposito sportello presso la Camera di Commercio competente per il proprio territorio. Sono richiesti, oltre alla compilazione di un modulo di domanda e al versamento di un diritto d’ufficio, titoli di studio e di esperienza professionale sufficienti a illustrare la propria qualificazione come traduttori. Quanti più titoli si presentano (laurea, titoli esteri, corsi di perfezionamento, pubblicazioni, attestati di attività svolta) tanto più la candidatura avrà possibilità di essere accolta. Molto apprezzati, fra le esperienze professionali, eventuali incarichi ricevuti da Enti pubblici. Il candidato può non essere cittadino italiano, ma deve risiedere in Italia.

La durata dell’iter può essere piuttosto lunga, poiché in alcune sedi la commissione di valutazione si riunisce a intervalli molto dilatati. Al termine, la Camera di Commercio comunica se la candidatura è stata accettata o respinta. Poiché le regolamentazioni possono variare da una Camera di Commercio all’altra  chi aspira al ruolo di perito esperto farà senz’altro bene a raccogliere le informazioni di dettaglio presso la Camera più vicina.

Molti traduttori aspirano a iscriversi all’albo dei periti esperti per arricchire la propria immagine di una qualifica in più, ritenendo che ciò possa comportare anche un maggior riconoscimento economico. Non vi è dubbio che verso i potenziali clienti l’iscrizione a un albo presso una Camera di Commercio rafforzi l’immagine del traduttore. E’ bene sottolineare anche qui, però, che agire come traduttori o interpreti in circostanze ufficiali comporta tutte le responsabilità connesse all’accertamento di una verità in un contesto giudiziale. Quanto al riconoscimento economico, va ricordato che esso dipende non dall’iscrizione a questo o quell’albo  ma dalle qualificazioni del traduttore e dalla sua capacità di valorizzarle, oltre che da fattori macroeconomici .

 

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