CITTADINANZA PER RESIDENZA

E’ possibile richiedere il riconoscimento della cittadinanza italiana se si risiede in Italia da un certo periodo.

REQUISITI:

per gli stranieri non comunitari occorrono 10 anni di residenza continua in Italia, per i comunitari solo 4 anni; tutti devono dimostrare di avere avuto un reddito superiore a 8500 €/anno per gli ultimi tre anni (è possibile cumulare il reddito con i membri della propria famiglia)

i figli minorenni, se risiedono in Italia al momento della concessione della cittadinanza dei genitori, la ricevono contemporaneamente, la loro richiesta è collegata automaticamente

COME SI FA LA RICHIESTA?

Per ottenere la cittadinanza italiana occorre compilare l’apposito modulo (Mod B)  e presentarlo in prefettura. Ogni Prefettura stabilisce proprie modalità

 

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Il traduttore freelance o meglio, il professionista della traduzione

traduttori freelance sono il perno su cui si basa il settore della traduzione. Si tratta di professionisti che operano quasi sempre dietro le quinte ma senza i quali il mondo dell’intermediazione linguistica non esisterebbe neppure.
A loro è dovuto il successo delle agenzie di traduzione e dei progetti dei loro clienti.
I principali criteri che determinano la professionalità di un traduttore sono:
> Padronanza della lingua di destinazione scritta
> Padronanza della lingua di partenza
> Conoscenza della cultura dei paesi dove si parlano le due lingue
> Titoli di studio
> Certificazioni da parte di enti riconosciuti
> Esperienza lavorativa nel settore della traduzione
> Esperienza lavorativa in altri settori
> Competenze specialistiche in uno o più settori
> Conoscenze informatiche generali
> Talento nel tradurre
> Velocità di esecuzione
> Affidabilità

Padronanza della lingua di destinazione scritta
I traduttori traducono normalmente verso la loro lingua d’origine. Il primissimo requisito è pertanto saper scrivere in modo corretto nella propria lingua. Un requisito apparentemente scontato ma che in realtà non lo è affatto. Conoscere alla perfezione le regole grammaticali, ortografiche e sintattiche, ed essere in grado di esprimersi con uno stile adeguato al contesto, non è cosa da tutti. È una prerogativa che si acquisisce con anni di studio teorico seguiti da una pratica costante nel corso del tempo.
È evidente che, nella scelta di un traduttore, la padronanza della lingua scritta è un fattore tanto più importante quanto più ci si avvicina alla traduzione editoriale o addirittura letteraria. Nella traduzione tecnica hanno sicuramente più peso abilità di tipo diverso, come la conoscenza specialistica di un determinato settore.

Padronanza della lingua di partenza
Molti credono che per poter essere traduttori basti parlare una seconda lingua. Non è affatto così. Avere un genitore straniero, aver lavorato o studiato per un breve periodo all’estero o aver vissuto anche a lungo in un contesto bilingue, sono fattori sicuramente positivi ma non sufficienti. La traduzione professionale richiede una conoscenza piena della lingua di partenza, non basta esprimersi in modo corretto a livello orale.
Come per la lingua di destinazione, è fondamentale che il traduttore ne conosca alla perfezione la grammatica, l’ortografia e la sintassi. Per raggiungere questo traguardo sono necessari anni di studio e di letture. Solo così si può arrivare a comprendere in tutta la loro finezza certe costruzioni linguistiche particolari come i giochi di parole, i sottintesi, le frasi fatte, le espressioni colloquiali, le metafore, i proverbi.

Conoscenza della cultura dei paesi dove si parlano le due lingue
L’aspetto culturale è fondamentale per tradurre e localizzare un documento o un sito internet in modo corretto. Una traduzione non è una semplice trasposizione di parole da una lingua ad un’altra. Talvolta in un documento sono presenti concetti che non hanno neppure un corrispondente nella lingua d’arrivo. In altri casi, concetti assolutamente normali ed accettati nella lingua di partenza possono risultare offensivi nella lingua di destinazione. Lo stesso dicasi per le immagini. Per evitare di fare errori grossolani traducendo, è importante conoscere a fondo la cultura, la mentalità e i costumi dei paesi dove vengono parlate le lingue oggetto della traduzione. È pertanto imprescindibile aver vissuto a lungo in tutti e due i paesi e continuare a mantenere un legame con entrambi con viaggi piuttosto frequenti.

Titoli di studio
La cultura generale è un altro aspetto importante da valutare nel curriculum di un traduttore. Avere competenze specialistiche in un settore è utilissimo ai fini della traduzione, ma è altrettanto importante possedere anche un valido background culturale costruito in ambito accademico.
Per essere un buon traduttore non è obbligatorio essere laureati, tuttavia, una laurea specialistica è sicuramente un ottimo biglietto da visita .
Altrettanto importanti, e forse ancor di più, sono i titoli di studio universitari e i master specifici del settore della traduzione, anche se non sempre sono dei validi indicatori circa la bravura e la competenza di un traduttore. Spesso, la pratica e il talento riescono a compensare efficacemente la mancanza di studi mirati.

Certificazioni da parte di enti accreditati
Spesso, i traduttori, dopo aver terminato il proprio percorso di studi, conseguono titoli, certificati e attestati di vario genere. Possedere tessere di associazioni di categoria (quali AITI e ANITI, ecc.), non dà molte indicazioni circa l’abilità di un traduttore, ma trasmette comunque un’immagine di serietà professionale. Lo stesso ragionamento vale per registrazioni presso camere di commercio, tribunali ed enti simili, così come per i certificati di esami sostenuti presso associazioni professionali o altre organizzazioni del settore.

Esperienza lavorativa nel settore della traduzione
Un traduttore esperto dà maggiori garanzie poiché ha imparato dagli errori fatti in passato ed è lecito ritenere che non li ripeterà di nuovo. Gli anni di carriera forniscono una chiara indicazione sulla fiducia ricevuta dal mercato in modo continuativo.
I traduttori poco capaci sono quasi sempre meteore, i traduttori in gamba continuano a svolgere questa professione nel corso del tempo, segnale inequivocabile della loro capacità di ottenere reddito e quindi della loro bravura.

Esperienza lavorativa in altri settori
Il traduttore ideale è una persona che ha maturato un’esperienza lavorativa in un settore specifico, ottenendo direttamente sul campo nozioni e competenze difficilmente acquisibili con studi prettamente teorici.
È evidente che aver lavorato a certi livelli in un determinato settore, non è una condizione sufficiente a fare di una persona un buon traduttore, ma chi ha intrapreso questo tipo di percorso, parte sicuramente avvantaggiato rispetto a chi ha lavorato unicamente come traduttore.

Competenze specialistiche in uno o più settori
Per eseguire una traduzione di elevata qualità è necessario conoscere in modo approfondito l’argomento trattato nel documento da tradurre e possedere un ottimo bagaglio terminologico nel settore corrispondente. I modi per acquisire tali competenze sono due: quello teorico e quello pratico. Studiando a fondo una materia è possibile raggiungere livelli di assoluta eccellenza. Tuttavia, come abbiamo accennato nel paragrafo precedente, nei settori che richiedono una preparazione tecnica specifica, l’esperienza acquisita sul campo è la migliore possibile.

Conoscenze informatiche generali
Al giorno d’oggi l’informatica è fondamentale in qualsiasi settore. Anche il campo della traduzione non fa eccezione: è impensabile operare in questo settore senza gli adeguati supporti tecnologici. Per questo motivo, è richiesta la perfetta conoscenza dei principali programmi di videoscrittura, dei fogli elettronici, dei programmi di presentazione, dei database, nonché grande dimestichezza nell’utilizzo dello strumento internet.

Talento nel tradurre
Il talento non è qualcosa che si può acquisire con il tempo né tanto meno lo si può apprendere sui banchi di scuola. È una dote innata che semplicemente si ha o non si ha.
Chi è provvisto di talento lo può affinare nel corso del tempo con lo studio e con il lavoro. Al contrario, chi non ce l’ha, difficilmente potrà diventare un traduttore di successo.

Velocità di esecuzione
In un mondo che viaggia a mille all’ora, non è raro che ci vengano richieste traduzioni urgenti o urgentissime. In questi casi, per venire incontro alle esigenze dei clienti, è necessaria grande rapidità d’azione nell’organizzare il progetto da parte dell’agenzia e grande velocità nell’eseguire il lavoro da parte dei traduttori. Naturalmente, chiunque è consapevole che, riducendo i tempi standard di lavorazione, la qualità del prodotto finale si abbassa. Tuttavia, il traduttore deve fare in modo che, pur abbassandosi, rimanga comunque a un livello elevato. Per questo motivo, un’altro dei fattori che viene preso in considerazione dalle agenzie di traduzione è il mix fra rapidità di esecuzione e qualità di traduzione.

Affidabilità
L’affidabilità è sinonimo di serietà, di passione per il proprio lavoro, di puntualità nelle consegne, di qualità di traduzione, di disponibilità e flessibilità.
Un traduttore affidabile è un professionista che possiede tutte queste prerogative e non tradisce mai.
Per ovvi motivi, l’affidabilità è un parametro impossibile da valutare nel breve periodo, la si costruisce gradualmente nel tempo, traduzione dopo traduzione.

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Gli errori che si fanno traducendo da una lingua all’altra

Mi permetto di riportare nel mio blog un articolo firmato da GIAN LUIGI BECCARIA e pubblicato sulla Stampa che offre tanti punti di riflessione sia al traduttore che non traduttore.

Mundane non è mondano

Traducendo da una lingua all’altra si fanno spesso degli errori per via dei cosiddetti «falsi amici», parole che si assomigliano, che hanno una stessa radice, ma vogliono dire cose diverse: lo spagnolo equipaje è il bagaglio e non un equipaggio, l’ingl. dialect non è il «dialetto», ma va tradotto con «varietà (linguistica)», così come il nostro «dialetto» non va tradotto con l’ingl. dialect, ma con vernacular. A chi tocca vivere per un po’ di tempo all’estero capita spesso di osservare queste false corrispondenze. Ricordo l’esempio di Luigi Meneghello quando nel suo libro Il dispatrio (Milano, Rizzoli 1993) citava l’aggettivo inglese mundane, che «non vuol dire “del mondo”, o “mondano” o “alla moda [del mondo]“, ma “ordinario”, “banale [come il mondo]“. Suppone una distinzione tra le cose rare, celesti, e quelle comunali, terra-terra».

Corrispondenza da una lingua all’altra di solito non hanno le locuzioni idiomatiche, quei modi di dire che vivacizzano e colorano le lingue, e sono anche difficili da apprendere. Ci può essere corrispondenza tra una lingua e l’altra, ma di solito ci sono constatiamo variazioni vistose. Noi diciamo «piove a catinelle» e gli inglesi «piove gatti e cani». E «cadere dalla padella alla brace» in romeno è «cadere dal lago nel pozzo», il nostro «avere grilli per il capo» è «avere calabroni in capo», «cavare il sangue da una rapa» è «cavare acqua dalla pietra secca», mentre «prendere due piccioni con una fava» è, ancora in romeno, «prendere due lepri con un colpo (di fucile)».

Ci sono poi i modi di dire appartenenti all’italiano colloquiale-basso, di origine dialettale-regionale, che non sono traducibili alla lettera in altra lingua: andare in vacca «impigrirsi» o «andare a male» e simili, viene dalla bachicoltura, dove le vacche sono quei bachi da seta che non arrivano a fare il bozzolo, perché si ammalano, si afflosciano, marciscono. Non trovi il corrispondente naturalmente in altre lingue.

La spiegazione dei modi di dire è quasi sempre un rompicapo. Se dico facciamoci una croce, nel senso di «non pensiamoci, non occupiamocene più», si potrebbe pensare alla croce che, per concludere un affare, per risolvere una questione, apponeva su un atto notarile chi non sapeva scrivere. Ma il significato dell’espressione è anche «lasciare per sempre una cosa, abbandonarla, promettere che non la si farà più, non volerne più sapere». Quindi potrebbe benissimo evocare il segno della croce che cancella, che annulla, o magari al gesto della croce cristiana quale segno della morte. Chissà!

(fonte: Tuttolibri, in edicola sabato 10 settembre)

Il traduttore perito esperto

Le Camere di Commercio italiane gestiscono un albo dei traduttori chiamati “periti esperti”. Un’apposita commissione verifica titoli ed esperienza dei traduttori che si candidano alla qualifica e, in presenza di requisiti sufficienti, ne iscrive il nominativo in un apposito registro: la Camera di Commercio mette poi i nominativi dell’albo a disposizione come consulenti tecnici su richiesta di vari Enti (ad esempio, Tribunali, sedi arbitrali o altre istituzioni) allorché, per dirimere una controversia o in qualunque altra circostanza ufficiale, sia richiesto un perito con una specifica competenza linguistica.

L’iscrizione all’albo dei periti esperti non va confusa con l’iscrizione a un albo professionale tout court, che, lo ricordiamo, non esiste né in Italia, né in Svizzera. L’iscrizione all’albo dei periti esperti prova unicamente che la qualificazione professionale del traduttore è stata verificata dalla Camera di Commercio: non conferisce al traduttore né poteri giudicanti né la qualifica di pubblico ufficiale. Il ruolo di perito esperto non ha nulla a che vedere con l’essere traduttori giuridici o con l’asseverazione e legalizzazione delle traduzioni (si vedano a questo proposito i contributi specifici).

Per richiedere l’iscrizione all’albo dei periti esperti è necessario rivolgersi all’apposito sportello presso la Camera di Commercio competente per il proprio territorio. Sono richiesti, oltre alla compilazione di un modulo di domanda e al versamento di un diritto d’ufficio, titoli di studio e di esperienza professionale sufficienti a illustrare la propria qualificazione come traduttori. Quanti più titoli si presentano (laurea, titoli esteri, corsi di perfezionamento, pubblicazioni, attestati di attività svolta) tanto più la candidatura avrà possibilità di essere accolta. Molto apprezzati, fra le esperienze professionali, eventuali incarichi ricevuti da Enti pubblici. Il candidato può non essere cittadino italiano, ma deve risiedere in Italia.

La durata dell’iter può essere piuttosto lunga, poiché in alcune sedi la commissione di valutazione si riunisce a intervalli molto dilatati. Al termine, la Camera di Commercio comunica se la candidatura è stata accettata o respinta. Poiché le regolamentazioni possono variare da una Camera di Commercio all’altra  chi aspira al ruolo di perito esperto farà senz’altro bene a raccogliere le informazioni di dettaglio presso la Camera più vicina.

Molti traduttori aspirano a iscriversi all’albo dei periti esperti per arricchire la propria immagine di una qualifica in più, ritenendo che ciò possa comportare anche un maggior riconoscimento economico. Non vi è dubbio che verso i potenziali clienti l’iscrizione a un albo presso una Camera di Commercio rafforzi l’immagine del traduttore. E’ bene sottolineare anche qui, però, che agire come traduttori o interpreti in circostanze ufficiali comporta tutte le responsabilità connesse all’accertamento di una verità in un contesto giudiziale. Quanto al riconoscimento economico, va ricordato che esso dipende non dall’iscrizione a questo o quell’albo  ma dalle qualificazioni del traduttore e dalla sua capacità di valorizzarle, oltre che da fattori macroeconomici .

 

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Storie di traduttori e traduzioni

Il mestiere di riflettere.
Storie di traduttori e traduzioni.

Racconti di:

Federica ACETO, Susanna BASSO, Rossella BERNASCONE, Emanuela BONACORSI, Rosaria CONTESTABILE, Federica D’’ALESSIO, Riccardo DURANTI, Luca FUSARI, Daniele A. GEWURZ, Giuseppe IACOBACI, Eva KAMPMANN, Chiara MARMUGI, Anna MIONI, Daniele PETRUCCIOLI, Laura PRANDINO, Anna RUSCONI, Lisa SCARPA, Denise SILVESTRI, Andrea SIROTTI, Paola VALLERGA, Isabella ZANI

A cura di Chiara Manfrinato

“Traduttore, traditore” recita un vecchio adagio.
Noi traduttori non ci sentiamo affatto traditori, però. Semmai traditi, delle volte.
Dietro buona parte dei libri che fanno bella mostra di sé nelle vetrine e sugli scaffali delle librerie ci siamo noi: noi con il nostro lavoro quotidiano, col nostro fare talvolta la guerra e talvolta l’’amore con il romanzo di turno.
Già, perché la nostra è una vita agrodolce, una vita segnata dall’’invisibilità, condizione che a volte ci sta a pennello e altre volte ci sta un po’ stretta. Bene che ci vada, siamo un nome che fa capolino da un frontespizio.
Questa è una raccolta di racconti, di storie: storie di traduzioni ma soprattutto storie di traduttori. Perché tra queste pagine, tra queste righe c’’è il nostro lavoro, c’è la nostra vita, ci siamo noi.>>

A partire da un romanzo e quindi da un’’esperienza di traduzione, alcuni tra i più brillanti e noti traduttori italiani ci raccontano storie di lavoro, di passione, ma anche -e soprattutto- di vita.