Cosa significa “tradurre”

Molti pensano basti conoscere una lingua straniera o essere bilingue per poter essere un traduttore o lavorare come tale, ma chi dedica i suoi studi e la sua vita a questo mestiere sa che non è sempre così. I fattori che incidono sul lavoro di traduzione sono tanti: l’ottima conoscenza non solo linguistica ma anche culturale sia della lingua di partenza che di quella di arrivo, il fatto di dover tenere sempre presente il contesto socio-culturale di entrambe le lingue (che spesso è molto diverso), lo studio e la buona conoscenza di base dell’argomento che ci apprestiamo a tradurre (soprattutto nel caso di traduzioni più specifiche, come quelle mediche, giuridiche, scientifiche, ecc.). Il lavoro che un traduttore svolge è sicuramente un lavoro di grande responsabilità e rilevanza sociale. Grazie a lui, popoli e culture diverse hanno modo di conoscersi e scambiarsi informazioni tra loro. Basti pensare in primo luogo alla letteratura, ma anche alle opere scientifiche, ai trattati di medicina o di arte, fino ad arrivare al cinema e alla televisione. Oggi non tutti avrebbero modo di leggersi Anna Karenina, di studiare su di un manuale di medicina americano, o perché no, guardarsi l’ultima serie di Grey’s Anatomy nella propria lingua se dietro non ci fosse il lavoro di un traduttore. Eppure molti di noi lo danno per scontato.

Amo il lavoro della traduzione. Ma se dovessi etichettarlo in qualche modo, la prima cosa che mi viene in mente è una: il lavoro del traduttore è un lavoro infame. Già, perché molto spesso ci si focalizza solo sugli aspetti più positivi e nobilitanti del tradurre. Ma nella realtà, le cose sono un po’ diverse. Il lavoro del traduttore è un lavoro solitario e certosino che viene svolto nell’ombra. Si passano intere ore, giorni e notti rinchiusi in una sorta di isolamento. Il nostro unico compagno è il testo da tradurre, non sempre facile da capire e da interpretare. Con lui (e il suo autore) dobbiamo aprire un vero e proprio dialogo. E non è sempre facile.

Autore dell’articolo:
Maria Federica D’Oria
Traduttrice freelance
EN-FR>IT

Legalizzazione dei titoli di studio rilasciati dalla Romania/Moldavia

Come si legalizzano i documenti di studio?


a) Gli originali di tutti i documenti di studio (diplomi, pagelle scolastiche, supplementi al diploma, programmi analitici, ecc) devono essere preventivamente vistati dalle autorità scolastiche competenti per ogni Paese di provenienza del documento di studio

  • Romania: Ispettorato scolastico territoriale (per i documenti di studi ginnasiali, liceali e postliceali), oppure dal Ministero dell’Educazione, della Ricerca e della Gioventù della Romania – Centro Nazionale per il Riconoscimento ed Equipollenza dei Diplomi di Bucarest (per i documenti di studi universitari e postuniversitari)
  • Rep. Moldova: Ministero dell’Educazione e della Gioventù della Rep.Moldova di Chisinau

e successivamente legalizzati con Apostille (Convenzione dell’Aja del 5 ottobre 1961) dall’autorità competente per ogni Paese:

  • Romania: Prefettura territoriale competente (secondo la sede dell’autorità scolastica che ha precedentemente vistato il documento)
  • Rep. Moldova: Ministero della Giustizia della Rep.Moldova di Chisinau

Attenzione: Solo dopo aver legalizzato (applicazione dell’ Apostille) tutti gli originali dei documenti di studio si può passare alla fase successiva e cioè eseguire le copie conformi all’originale e le traduzioni in italiano per ogni documento di studio.
b) Le copie conformi all’originale dei documenti di studio (diplomi, pagelle scolastiche, supplementi al diploma, programmi analitici, ecc) sono eseguite da Notaio Pubblico romeno/moldavo e successivamente legalizzate con Apostille (Convenzione dell’Aja del 5 ottobre 1961) dall’autorità competente per ogni Paese:

  • Romania: Tribunale territoriale competente (secondo la sede del Notaio Pubblico)
  • Rep. Moldova: Ministero della Giustizia della Rep.Moldova di Chisinau

c) Le traduzioni in lingua italiana dei documenti di studio (diplomi, pagelle scolastiche, supplementi al diploma, programmi analitici, ecc) sono eseguite da un traduttore ufficiale (autorizzato) romeno/moldavo, asseverate (giurate)  ed eventualmente legalizzate con l’applicazione dell’Apostille (Convenzione dell’Aja del 5 ottobre 1961) dall’autorità competente:

ATTENZIONE: Le Apostille non hanno un termine di scadenza!

Fonte Ambasciata d’Italia a Bucarest

Storie di traduttori e traduzioni

Il mestiere di riflettere.
Storie di traduttori e traduzioni.

Racconti di:

Federica ACETO, Susanna BASSO, Rossella BERNASCONE, Emanuela BONACORSI, Rosaria CONTESTABILE, Federica D’’ALESSIO, Riccardo DURANTI, Luca FUSARI, Daniele A. GEWURZ, Giuseppe IACOBACI, Eva KAMPMANN, Chiara MARMUGI, Anna MIONI, Daniele PETRUCCIOLI, Laura PRANDINO, Anna RUSCONI, Lisa SCARPA, Denise SILVESTRI, Andrea SIROTTI, Paola VALLERGA, Isabella ZANI

A cura di Chiara Manfrinato

“Traduttore, traditore” recita un vecchio adagio.
Noi traduttori non ci sentiamo affatto traditori, però. Semmai traditi, delle volte.
Dietro buona parte dei libri che fanno bella mostra di sé nelle vetrine e sugli scaffali delle librerie ci siamo noi: noi con il nostro lavoro quotidiano, col nostro fare talvolta la guerra e talvolta l’’amore con il romanzo di turno.
Già, perché la nostra è una vita agrodolce, una vita segnata dall’’invisibilità, condizione che a volte ci sta a pennello e altre volte ci sta un po’ stretta. Bene che ci vada, siamo un nome che fa capolino da un frontespizio.
Questa è una raccolta di racconti, di storie: storie di traduzioni ma soprattutto storie di traduttori. Perché tra queste pagine, tra queste righe c’’è il nostro lavoro, c’è la nostra vita, ci siamo noi.>>

A partire da un romanzo e quindi da un’’esperienza di traduzione, alcuni tra i più brillanti e noti traduttori italiani ci raccontano storie di lavoro, di passione, ma anche -e soprattutto- di vita.