Il traduttore come esportatore di essenze

Il darsi della socialità è essenzialmente il darsi di un linguaggio. Che sia un linguaggio dotato della parola oppure no, non cambia molto. Ciò che è il nocciolo della questione è la necessità di comunicare qualcosa. Questo qualcosa che desideriamo comunicare è sempre parte integrante della nostra identità personale, tant’è che anche nel caso in cui sia presente il linguaggio propriamente detto, cioè quello dotato della forza simbolica della parola, la comunicazione è sempre accompagnata da aspetti che parola non sono. Tutto questo strascico prelinguistico è formato gesti, cenni, atteggiamenti, riferimenti impliciti, qualcosa che di solito va sotto il nome di “contesto”.

È inevitabile, quindi, che nell’atto della comunicazione si vada sempre oltre la semplice e mera trasmissione di dati asettici da un soggetto all’altro: in ogni atto comunicativo degno di questo nome si mette in gioco la propria identità personale, poiché con la propria identità personale si contribuisce a dire ciò che si dice.

L’esperienza dell’apprendimento di un’altra lingua rispetto alla propria lingua madre è una delle esperienze più arricchenti che una persona possa fare. Avendo acquisito una lingua in tenera età, l’identità personale si è costruita di pari passo secondo le potenzialità espressive che il linguaggio offre, e quando si apprende un linguaggio più o meno estraneo a quello originario subito si presenta la sfida di potersi esprimere in modo soddisfacente secondo il nuovo linguaggio, mirando all’aderenza ideale che già si possiede nella propria lingua di provenienza. Questo dovrebbe essere l’ideale di qualsiasi traduttore, quello cioè di puntare all’aderenza perfetta tra due lingue, o linguaggi, diversi, con la conseguenza che la priorità sarà quella di non tradire l’originale per quanto ostico sia rendere in altro idioma quello che originariamente un pensiero intendeva.

Proprio qui sta il talento del traduttore, che è quasi una vocazione: quello di essere un esportatore di essenze. Oltre che essere in parte innato, questo talento va esercitato ed affinato giorno per giorno.  Ora, l’apprendimento di una lingua straniera (o, per meglio dire, di una lingua estranea, giacché tutto quello che non ci è familiare in un primo momento ci è estraneo) è sempre legato alla familiarizzazione con una cultura: non è possibile assimilare una certa lingua senza assimilare un po’ anche la cultura ad essa legata. E la cultura è in primis contesto. Il traduttore, dunque, lungi dall’essere solo un efficiente dizionario di parole, è una sorta di dizionario di contesti, di concetti, di situazioni culturali; una specie di giocoliere di sinonimi e contrari interculturali.

A prescindere dalla cultura di appartenenza, ciò che accomuna gli esseri umani (e gli esseri in toto) è precisamente la condivisione di quanto più intimo si possiede: i significati fondamentali che si stagliano nelle nostre ricorrenze quotidiane. Poiché ciò che dà il massimo senso di comunione è la comprensione di noi stessi ad opera dell’Altro.

Articolo scritto da:
Loris Pasinato
Dottore di ricerca in filosofia e traduttore editoriale
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Cosa significa “tradurre”

Molti pensano basti conoscere una lingua straniera o essere bilingue per poter essere un traduttore o lavorare come tale, ma chi dedica i suoi studi e la sua vita a questo mestiere sa che non è sempre così. I fattori che incidono sul lavoro di traduzione sono tanti: l’ottima conoscenza non solo linguistica ma anche culturale sia della lingua di partenza che di quella di arrivo, il fatto di dover tenere sempre presente il contesto socio-culturale di entrambe le lingue (che spesso è molto diverso), lo studio e la buona conoscenza di base dell’argomento che ci apprestiamo a tradurre (soprattutto nel caso di traduzioni più specifiche, come quelle mediche, giuridiche, scientifiche, ecc.). Il lavoro che un traduttore svolge è sicuramente un lavoro di grande responsabilità e rilevanza sociale. Grazie a lui, popoli e culture diverse hanno modo di conoscersi e scambiarsi informazioni tra loro. Basti pensare in primo luogo alla letteratura, ma anche alle opere scientifiche, ai trattati di medicina o di arte, fino ad arrivare al cinema e alla televisione. Oggi non tutti avrebbero modo di leggersi Anna Karenina, di studiare su di un manuale di medicina americano, o perché no, guardarsi l’ultima serie di Grey’s Anatomy nella propria lingua se dietro non ci fosse il lavoro di un traduttore. Eppure molti di noi lo danno per scontato.

Amo il lavoro della traduzione. Ma se dovessi etichettarlo in qualche modo, la prima cosa che mi viene in mente è una: il lavoro del traduttore è un lavoro infame. Già, perché molto spesso ci si focalizza solo sugli aspetti più positivi e nobilitanti del tradurre. Ma nella realtà, le cose sono un po’ diverse. Il lavoro del traduttore è un lavoro solitario e certosino che viene svolto nell’ombra. Si passano intere ore, giorni e notti rinchiusi in una sorta di isolamento. Il nostro unico compagno è il testo da tradurre, non sempre facile da capire e da interpretare. Con lui (e il suo autore) dobbiamo aprire un vero e proprio dialogo. E non è sempre facile.

Autore dell’articolo:
Maria Federica D’Oria
Traduttrice freelance
EN-FR>IT

Legalizzazione dei titoli di studio rilasciati dalla Romania/Moldavia

Come si legalizzano i documenti di studio?


a) Gli originali di tutti i documenti di studio (diplomi, pagelle scolastiche, supplementi al diploma, programmi analitici, ecc) devono essere preventivamente vistati dalle autorità scolastiche competenti per ogni Paese di provenienza del documento di studio

  • Romania: Ispettorato scolastico territoriale (per i documenti di studi ginnasiali, liceali e postliceali), oppure dal Ministero dell’Educazione, della Ricerca e della Gioventù della Romania – Centro Nazionale per il Riconoscimento ed Equipollenza dei Diplomi di Bucarest (per i documenti di studi universitari e postuniversitari)
  • Rep. Moldova: Ministero dell’Educazione e della Gioventù della Rep.Moldova di Chisinau

e successivamente legalizzati con Apostille (Convenzione dell’Aja del 5 ottobre 1961) dall’autorità competente per ogni Paese:

  • Romania: Prefettura territoriale competente (secondo la sede dell’autorità scolastica che ha precedentemente vistato il documento)
  • Rep. Moldova: Ministero della Giustizia della Rep.Moldova di Chisinau

Attenzione: Solo dopo aver legalizzato (applicazione dell’ Apostille) tutti gli originali dei documenti di studio si può passare alla fase successiva e cioè eseguire le copie conformi all’originale e le traduzioni in italiano per ogni documento di studio.
b) Le copie conformi all’originale dei documenti di studio (diplomi, pagelle scolastiche, supplementi al diploma, programmi analitici, ecc) sono eseguite da Notaio Pubblico romeno/moldavo e successivamente legalizzate con Apostille (Convenzione dell’Aja del 5 ottobre 1961) dall’autorità competente per ogni Paese:

  • Romania: Tribunale territoriale competente (secondo la sede del Notaio Pubblico)
  • Rep. Moldova: Ministero della Giustizia della Rep.Moldova di Chisinau

c) Le traduzioni in lingua italiana dei documenti di studio (diplomi, pagelle scolastiche, supplementi al diploma, programmi analitici, ecc) sono eseguite da un traduttore ufficiale (autorizzato) romeno/moldavo, asseverate (giurate)  ed eventualmente legalizzate con l’applicazione dell’Apostille (Convenzione dell’Aja del 5 ottobre 1961) dall’autorità competente:

ATTENZIONE: Le Apostille non hanno un termine di scadenza!

Fonte Ambasciata d’Italia a Bucarest